MATERIALI DALLA ZONA 5
Milano,
2010-05-28
lettera di Laura
mamma di una bambina disabile
Ciao a tutti,
sono Laura, madre di una ragazza che frequenta la seconda media in Tabacchi e di una bimba in una terza di Gentilino.
Mia figlia minore è disabile.
Vi ringrazio per l’indignazione e l’azione che state coordinando per manifestare ed esprimere il vostro disappunto verso quanto sta avvenendo nel contesto scuola.
Quello che accade oltre a colpire tutti colpisce sempre più le fasce deboli e fra questi ovviamente i bambini/ ragazzi disabili.
Oltre ai tagli/ problemi generali che ricadono su tutti, per chi è disabile ci sono ulteriori aggravanti: per l’anno prossimo è stato bloccato il numero degli insegnanti di sostegno (a prescindere dal numero effettivo di chi avrebbe bisogno e anche se ciò recentemente sia stato ritenuto contro i diritti sanciti dalla Costituzione) e si dice che il Comune elargirà meno contributi per gli educatori presenti nelle scuole (figure chiave per le disabilità gravi).
La legge sull’integrazione scolastica ha ormai 33 anni ed è una legge che la maggior parte del mondo ci invidia ma la realtà è che la situazione sta sempre più precipitando.
Credo sia importante ricordare che l’entrata nella scuola dei bambini/ ragazzi disabili ha, negli anni, consentito di crescere pian piano verso un’accettazione delle diversità, verso un maggior rispetto delle singole propensioni e competenze, verso un maggior rispettare, aiutare e sostenere le piccole difficoltà che ognuno presenta.
Guardare chi aveva ed ha grandi difficoltà ha consentito di prestare maggiore attenzione anche a tutti gli altri, modificando la didattica e la relazione insegnante/ alunno.
Non è facile relazionarsi con un bambino con disabilità medio/grave, qualsiasi essa sia, ma è anche vero che tali bambini hanno esattamente gli stessi diritti degli altri (non lo dice solo il senso umano, in Italia lo dice a chiare lettere anche la legge) e lo stare in classe insieme ai coetanei è una grande opportunità di crescita per lui e per tutti coloro che gli stanno intorno.
Un’ istituzione si può dire che funzioni nel momento in cui è in grado di far stare bene anche l’”ultimo”: il”primo” spesso sa anche arrangiarsi da solo se viene a contatto con una realtà non troppo stimolante, l’”ultimo” di solito non ha risorse per farlo.
Tutto questo per ringraziarvi ancora di quello che dite e che fate e che state programmando, ognuno a suo modo, e per chiedervi il favore, se ci credete, di ricordarvi anche un po’ di noi e di metterci nelle vostre “bandiere”.
I dati dicono che nell’istituto comprensivo ci sono attualmente 53 alunni con “certificazione”, cioè aventi diritto al sostegno, con diversi livelli di gravità e di problematiche.
Non siamo pochi ma nemmeno così tanti da riuscire a farci davvero sentire.
Se si considerano poi i casi medio/ gravi i numeri, per fortuna, diminuiscono parecchio ma questo rende ancora più complicato sostenere e difendere i propri diritti.
A distanza di oltre 30 anni ci si rende conto che il progetto dell’integrazione rischia di naufragare, non perché non sia valido dal punto di vista pedagogico e sociale (anzi, le ricerche evidenziano che i risultati sono evidenti e che gli altri paesi stanno sempre più seguendo il nostro percorso) ma perché si sta abdicando ad un criterio di pura efficienza e perché culturalmente il messaggio dell’integrazione non è davvero passato rimanendo solo ed esclusivamente un problema di pochi.
Noi genitori di bambini con difficoltà medio/ gravi siamo stanchi, dovendo combattere su continui fronti (la scuola è solo uno di questi) e spesso non riusciamo a presenziare alle varie iniziative.
Personalmente vi chiedo l’aiuto, se ci credete, di sostenere il progetto dell’integrazione (meglio ora definito inclusione) mettendoci nei vostri striscioni e nei vostri dibattiti.
Dopo 30 anni è evidente che per riuscire a sostenere i diritti dei nostri figli, a vantaggio anche di una crescita di tutti, abbiamo bisogno del sostegno e dell’aiuto di tutti.
Grazie ed un cordiale saluto,
Laura