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Quer pasticciaccio brutto...

by c.a. — last modified 2009-11-08 11:10

Le elezioni delle RSU della scuola ci sono o non ci sono? Sembrerebbe semplice rispondere, eppure non è così...

La situazione è ingarbugliata.

Per spiegarla, dobbiamo fare un passo indietro.

 

Le RSU della scuola (Rappresentanze Sindacali Unitarie) esistono nelle singole scuole da nove anni.

Prima, i lavoratori della scuola non avevano la possibilità di eleggere delegati che rappresentassero i loro interessi dinanzi al Dirigente Scolastico.

Nove anni di lavoro hanno mostrato che, di questo tipo di rappresentanza, c’è bisogno: almeno da quando esistono i Contratti Integrativi di Istituto che, in seguito all’autonomia scolastica, permettono che ogni Istituto Scolastico, entro i limiti concessi dalle leggi, stabiliscano criteri di gestione dei fondi (pochi e sempre in diminuzione) e utilizzo del personale.

Senza la RSU, decide solo chi comanda (il Dirigente Scolastico). Con la RSU, si decide in seguito ad una trattativa tra essa ed il Dirigente.

Insomma, la RSU è un elemento di democrazia.

 

Ora, le RSU sono in scadenza mandato. Sono durate tre anni, come la legge prescrive, e adesso bisogna rinnovarle.

Lo sanno tutti: lo sa Brunetta, ministro del pubblico impiego, lo sanno i sindacati di categoria.

Ma pendono in Parlamento riforme della pubblica amministrazione che prevedono il ridimensionamento o addirittura la scomparsa delle RSU. Proprio così: la scomparsa. Autori di questi progetti sono l’on. Valentina Aprea (PdL) ed il ministro Brunetta.

L’iter di questi progetti non è stato completato prima dell’estate 2009; così, durante l’estate, i funzionari pubblici (ARAN, Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) che avrebbero dovuto, ope legis, convocare le elezioni, se ne sono "dimenticati". Forse hanno pensato: che senso ha fare le elezioni per degli organismi che presto saranno aboliti?

Ma l’on. Aprea non è riuscita a far approvare in tempo la sua legge ammazza-sindacato.

E così un sindacato, la Cgil, sollecita l’ARAN: se l’accordo era "fare le elezioni", allora bisogna farle. Oppure la legge è legge solo quando fa comodo ai potenti, in Italia?

La Cgil ha richiesto il mantenimento degli impegni, peraltro previsti da norme non abrogate e quindi vigenti. Gli altri sindacati, per non far brutta figura, si sono affrettati a far la stessa cosa. Quando poi la Cgil ha diffidato l’ARAN, essa ha avuto un sussulto e, mediante un accordo con tutte le parti sindacali (2 settembre 2009), ha indetto le elezioni.

Fissate per i giorni 1, 2 3 dicembre 2009.

 

Bene, allora, no? Tutto a posto, direte voi. Le elezioni si fanno: i lavoratori della scuola, fino a che non c’è una legge dello Stato che cambia le norme attuali, possono eleggere i loro rappresentanti.

Aspettate a dirlo…

 

Brunetta, preso alla sprovvista (avrà pensato: ma come, devo rispettare anche io le leggi??), di concerto con i sindacati che sono d’accordo con lui, emana un decreto di rinvio delle elezioni.

Rinviate di un anno. Il decreto è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre.

 

Per non fare nomi, i sindacati d’accordo con il ministro sono: Cisl in prima fila, poi Uil, Snals e Gilda.

Che cambiano idea: le elezioni adesso non le vogliono più, adesso vogliono, come il Ministro Punitore, il rinvio di un anno.

Questi sindacati hanno sottoscritto con Brunetta un patto di revisione delle regole contrattuali e contano di modificare, insieme al draconiano Ministro, il ruolo e le modalità della rappresentatività sindacale. Per cui vogliono il tempo necessario per portare a termine l’impresa.

Decisi a rinunciare al rinnovo delle RSU, si impegnano ufficialmente a non presentare liste elettorali (comunicato del 27 ottobre 2009).

La Cgil, invece, rivendica la legittimità del procedimento elettorale, scansa il trappolone dilatorio e presenta le liste per il rinnovo delle RSU.

 

Ma allora, tutto rinviato di un anno?

Niente affatto!

C’è un piccolo problema: il decreto Brunetta di rinvio di un anno entrerà in vigore solo il 15 novembre (15 giorni dopo la pubblicazione sulla G.U.) ed i precedenti accordi del 2 settembre, presi quando erano tutti convinti di volere le elezioni, hanno determinato l’avvio della procedura elettorale il 22 ottobre (costituzione delle Commissioni elettorali) con presentazione delle liste entro il 2 novembre.

 

Così, nel mese di novembre, CISL & Altri, con un doppio ripensamento carpiato, presentano le liste elettorali: il rischio è che, se le elezioni si terranno davvero, loro rimarranno fuori.

 

Che succederà adesso?

Brunetta tirerà fuori dal cappello un decreto che decreti la retroattività del suo decreto?

La Cisl ricorrerà contro l’accordo che essa stessa aveva sottoscritto per invalidarlo?

 

Che pasticciaccio…

Ma le RSU, nessuno le interroga, per sapere che cosa vogliono fare?

E soprattutto, perché tutta questa paura di chiedere ai lavoratori di votare?