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IO NON DO 5 IN CONDOTTA

by Mario Piemontese e Michele Corsi — last modified 2009-03-25 22:04

Proponiamo che in ogni scuola i docenti prendano pubblicamente posizione dichiarando la loro indisponibilità a mettere 5 in condotta negli scrutini di fine anno.

Il quadro normativo

 

La Legge 30 ottobre 2008 n.169 (conversione in legge del Decreto legge n.137) stabilisce all'art.2 comma 3:

"La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso e all'esame conclusivo del ciclo."

Il 16 gennaio 2009 esce il Decreto Ministeriale n.5 che stabilisce tra l'altro le condizioni in cui il 5 in condotta può venire irrogato.

In particolare (art.4 comma 1): 

"[...] la valutazione insufficiente del comportamento, soprattutto in sede di scrutinio finale, deve scaturire da un attento e meditato giudizio del Consiglio di classe, esclusivamente in presenza di comportamenti di particolare gravità riconducibili alle fattispecie per le quali lo Statuto delle studentesse e degli studenti [...] nonché i regolamenti di istituto prevedano l’irrogazione di sanzioni disciplinari che comportino l’allontanamento temporaneo dello studente dalla comunità scolastica per periodi superiori a quindici giorni [...]."

Ma lo Schema di regolamento in via di approvazione abroga esplicitamente il decreto ministeriale n.5 di cui abbiamo appena scritto e all'art.7 comma 2 stabilisce che:

"La valutazione del comportamento con voto inferiore a sei decimi in sede di scrutinio intermedio o finale è decisa dal consiglio di classe nei confronti dell’alunno cui sia stata precedentemente irrogata una sanzione disciplinare [...] e al quale si possa attribuire la responsabilità [...]  dei comportamenti:

a. previsti dai commi 9 e 9-bis dell’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249 e successive modificazioni;

b. che violino i doveri di cui ai commi 1, 2 e 5 dell’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249 e successive modificazioni."

I comportamenti del punto a. sono particolarmente gravi e per loro è prevista la sospensione anche oltre i 15 giorni. I comportamenti di cui al punto b. invece riguardano mancanze ai seguenti doveri:

“1. Gli studenti sono tenuti a frequentare regolarmente i corsi e ad assolvere assiduamente agli impegni di studio.


2. Gli studenti sono tenuti ad avere nei confronti del capo d'istituto, dei docenti, del personale tutto della scuola e dei loro compagni lo stesso rispetto, anche formale, che chiedono per se stessi.


5. Gli studenti sono tenuti a utilizzare correttamente le strutture, i macchinari e i sussidi didattici e a comportarsi nella vita scolastica in modo da non arrecare danni al patrimonio della scuola.”

 

In sintesi

Dunque il Ministero ha emanato un decreto a gennaio che rendeva molto difficile il 5 in condotta, ma ora vuole adottare un regolamento che lo "liberalizza". Da quando questo regolamento sarà approvato, il 5 in condotta potrà essere dato all’alunno dal Consiglio di Classe:

a. se ha già ricevuto sanzioni disciplinari (di qualsiasi tipo)

b. per mancanze gravi (reati, pericolo per sé e per gli altri, danni al patrimonio della scuola, ecc.) e meno gravi, ovvero: eccesso di assenze e impegni di studio non assolti, mancanza di rispetto verso gli altri, adulti o coetanei, non corretto utilizzo delle attrezzature e dei sussidi didattici

c. quando queste mancanze si sono verificate all’interno dell’Istituto (o durante attività gestite dalla scuola fuori dall’Istituto).

 

Lo schema di regolamento

Nel caso delle “normali” sanzioni disciplinari la normativa che vige da anni prevede tutta una serie di procedure che almeno in teoria dovrebbero salvaguardare lo studente da abusi ed eccessi repressivi. Ad esempio se il Consiglio di Classe decide di sospendere un alunno, questo ha il diritto di difendersi, di produrre testimoni, ecc. e alla seduta partecipano oltre ai docenti anche i rappresentanti dei genitori e degli studenti. Se la sospensione è superiore ai 15 giorni, oltre alla procedura precedente, se ne attiva anche un’altra che coinvolge addirittura il Consiglio di Istituto. In ogni caso lo studente può ricorrere ad un organismo di garanzia interno. MA: riguardo al 5 in condotta lo schema di regolamento non prevede garanzie, nonostante la bocciatura sia una iniziativa repressiva ben più grave dei 15 giorni di sospensione. E’ il solo Consiglio di Classe che lo decide: lo studente non può spiegare né difendersi né appellarsi.

Secondo lo schema di regolamento il 5 in condotta, dunque la bocciatura, può essere comminato per una grande varietà di mancanze. Non vi è una gerarchia di gravità, le norme sono molto generiche. Secondo lo schema di regolamento, per esempio, può ritrovarsi con il 5 in condotta anche uno studente che si sottrae sistematicamente ai compiti, oppure che fa molte assenze, o “manca di rispetto” (e non si definisce da nessuna parte in cosa consista questa "mancanza di rispetto") nei confronti di adulti o coetanei, o rompe un “sussidio didattico” - dunque anche un vhs? - o utilizza delle attrezzature in modo non appropriato ma non necessariamente pericoloso.

Infine, tutti i casi previsti dallo schema di regolamento per il 5 in condotta, sono già variamente punibili secondo altre norme che esistono da anni. Per esempio è previsto già che l'alto numero di assenze e la mancanza di studio influiscano pesantemente sui voti di profitto. Chi “manca di rispetto” o compie atti di varia gravità può vedersi richiamato, ricevere note, o può essere sospeso per uno o più giorni da scuola, ecc. In caso di reato, poi, il Dirigente scolastico ha l’obbligo di denuncia. Dunque, se una scuola applica tutta la gamma di misure repressive di cui dispone, il 5 in condotta risulta essere una “seconda” punizione. In pratica: per una singola mancanza si può essere puniti due volte, prima in forma più "leggera" e poi, arbitrariamente e inappellabilmente, con la bocciatura. Si potrebbe obiettare: il 5 in condotta serve per “punire” lo studente che reitera lo stesso comportamento dannoso. Peccato però che nello schema di regolamento non vi sia alcun riferimento alla reiterazione.

Quindi, stando a quanto prevede lo schema di regolamento, può accadere che uno studente “manchi di rispetto” ad un docente e che per questo sia punito con la sospensione, poniamo, per 5 giorni, e che arrivato alla fine dell’anno sia ANCHE bocciato col 5 in condotta. Quante volte occorre essere puniti per lo stesso reato? Ma può anche accadere di peggio. Lo studente può aver ricevuto un semplice richiamo verbale, ed essere poi bocciato lo stesso col 5 in condotta.

 

Le ragioni dello schema di regolamento

Appare evidente che il Ministero ha voluto mettere nelle mani dei docenti l’”arma finale”: la vendetta. Tanto più potente quanto più è arbitraria. Nessuno può seriamente sostenere che una misura di tale gravità possa sortire un qualche valore educativo. E’ proprio il carattere vago e totalmente arbitrario che ne fa invece uno strumento antieducativo: lo studente non sa quel che gli potrebbe capitare facendo qualsiasi cosa e se gli capita può continuare a non capire pur subendone tutte le conseguenze.

La scuola è uno spazio complesso dove adulti e adolescenti si incontrano e si scontrano. Questo incontro/scontro è faticoso. Forse lo sarebbe comunque, ma certamente a renderlo precario e a volte doloroso è che a sua volta è il momento terminale di scontri che si consumano su altri piani. I docenti sono percepiti spesso come “oppressori” dagli studenti, ma a loro volta si percepiscono come "oppressi" da uno Stato che li paga male e li tratta peggio. Gli adolescenti d’altra parte arrivano a scuola col portato a volte difficoltoso e a volte tragico dei loro vissuti familiari, sui quali pesano in sovrappiù le difficoltà del vivere metropolitano nei tempi della crisi. Queste tensioni di varia origine alla fine si concentrano nel luogo-scuola, ed hanno una certa tendenza ad esplodere, specie là dove quel che si porta dentro da fuori è più difficile: nei professionali e nei tecnici, più che nei licei.

C’è chi vuol eliminare i problemi, quelli di dentro e quelli di fuori, semplicemente eliminandone i portatori. Per costoro la complessità si gestisce con la “disciplina”. L'enfasi sulla disciplina sostituisce sempre quello sulla relazione. Relazione possibile, quella tra adulti e adolescenti, solo se i primi mandano chiari segnali di "stare dalla parte" dei secondi, nel senso di "tenerci" a che diventino colti, responsabili, coscienti. A volte ciò significa "scontrarsi" con gli adolescenti, se necessario, ma per tener dentro, includere. Non per espellere. E il 5 in condotta è sempre un'espulsione, significa "io non ti voglio".

La tentazione dei docenti stressati dalla condizione del fare scuola oggi è quella di inseguire scorciatoie. E' una tentazione che abbiamo tutti. Dobbiamo contrastarla. Ad esempio vi è una certa tendenza a saltare la procedura faticosa della convocazione dei consigli di classe per ragioni disciplinari. Poniamo che due ragazzi siano venuti alle mani, oppure che altri siano autori di angherie o frasi razziste nei confronti di un coetaneo, ecc. Riunire anche più volte il consiglio di classe, ascoltare i protagonisti, i testimoni, ecc. ha il significato anche per i "colpevoli" di “oggettivare” la propria azione, di renderla meno “ovvia”, e farne argomento di dibattito pubblico, significa anche dare dignità alle "vittime". E’ molto più semplice saltare tutto e arrivare alla fine dell’anno "liberandosi” della zavorra, bocciando, magari col 5 in condotta. Oppure agitando lo spauracchio del 5 in condotta per rafforzare una autorevolezza che non si ha più l’energia di gestire nella relazione.

E non è un caso che il Ministero fornisca nelle mani dei docenti l’arma finale proprio nel momento in cui peggiora le loro condizioni di vita e di lavoro. E’ stato appena rinnovato il contratto con gli aumenti più bassi della storia, e di anno in anno aumenta il numero di allievi per classe, con ciò rendendo sempre più difficoltosa la relazione tra i docenti e gli alunni. Così il Ministero alimenta il conflitto nella scuola, per evitare il conflitto tra il mondo della scuola e il Ministero. Il Ministero sa che i suoi tagli aumenteranno le tensioni nelle scuole e implicitamente dice ai docenti: tranquilli, vi do l’arma per sedarle.

Che vi sia una certa predisposizione da parte dei docenti a dirigere la propria insoddisfazione contro gli studenti invece che contro i veri responsabili della difficoltà del fare scuola pare evidente dagli esiti degli scrutini del primo quadrimestre. Come abbiamo scritto, la normativa tuttora vigente (il DM n.5 di gennaio) prevedeva 5 in condotta solo per mancanze di tale gravità da meritare oltre 15 giorni di sospensione. Eppure negli scrutini del primo quadrimestre i 5 in condotta sono stati distribuiti, del tutto illecitamente, a decine di migliaia. Ma al Ministero non è bastato: per questo intende abrogare la sua stessa normativa solo dopo pochi mesi che l'aveva varata. Regalano armi ai docenti per combattere gli studenti, nello stesso identico momento in cui ai docenti tolgono strumenti (ore, investimenti, aule con numero ridotto di alunni, ecc.) per relazionarsi positivamente con gli studenti.

Disinneschiamo l'arma che ci hanno scaltramente messo in mano: non ci farà stare meglio a scuola.

Milano, 25 marzo, 2009

Mario Piemontese

Michele Corsi

 

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Proponiamo che in ogni scuola i docenti prendano pubblicamente posizione dichiarando la loro indisponibilità a mettere 5 in condotta negli scrutini di fine anno. Inviate i nominativi a: ionondo5incondotta@gmail.com perché siano pubblicati sul sito diReteScuole.

 

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IO NON DO 5 IN CONDOTTA

 

I sottoscritti insegnanti del ….. di ….

 

dichiarano che in sede di scrutinio di fine anno:

 

- si rifiuteranno di proporre il cinque in condotta nei confronti di qualsiasi alunno

 

- voteranno contro qualsiasi proposta di assegnare 5 in condotta

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Decreto Ministariale n. 5    
16 gennaio 2009