«Liberalizzare la scuola» dai liberali a Fioroni
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Simone Verde
A ricordarci i rischi che
gravano sulla scuola italiana è un convegno dei Riformatori Liberali
svoltosi ieri a Roma all'insegna del solito slogan: «Liberalizzare».
All'iniziativa
sono intervenuti Pasquale Capo, Raffaele Ciambrone, Benedetto della
Vedova e Marco Taradash. La ricetta e le intenzioni sono sempre le
stesse: sostenere una scuola pluralista, rendere effettivo il diritto a
scegliere il privato e aggirare il divieto costituzionale a
finanziamenti pubblici. «Gli italiani - scrivono i Riformatori nel loro
manifesto - hanno il diritto di scegliere la scuola a cui affidare la
formazione dei propri figli, lo stabilisce la Costituzione In una
società in cui la formazione dei giovani diventa essenziale per lo
sviluppo della loro personalità e per l'inserimento nel mondo del
lavoro, le istituzioni devono offrire a tutti le migliori opportunità».
Quanto all'articolo 33 della Costituzione che permette il libero
esercizio di scuole private senza oneri per lo stato, scrivono: «Dal
verbale dei lavori dell'Assemblea costituente si rileva in modo chiaro
che la norma non è preclusiva di finanziamento ma ne nega soltanto
l'automatismo». E sempre sullo stesso articolo: «Noi riteniamo che, a
partire dal principio di equipollenza, lo stato deve garantire che il
servizio scolastico sia accessibile a tutti La scuola privata non è
libera se i suoi studenti non sono altrettanto "liberi" di sceglierla».
La strada per le liberalizzazioni sarebbe dunque spianata.
A
stupire di più è che il documento sembrerebbe scritto dall'attuale
ministro Giuseppe Fioroni e che tra Partito Democratico e liberali del
Popolo delle Libertà non sembra esistere nessuna differenza
sostanziale. Ne danno conferma gli stessi Riformatori che a sostegno
delle proprie tesi ricordano come «tutti i governi della repubblica,
indipendentemente dall'orientamento politico, hanno provveduto a
erogare finanziamenti». Ma non solo, il modello proposto è identico,
nell'impianto teorico e in molte proposte di legge, a quello per cui il
governo Prodi ha lavorato alacremente negli ultimi due anni: un sistema
misto in cui il pubblico diventa un po' privato e il privato un po'
pubblico. Al Meeting di Cl dello scorso agosto Fioroni affermò: «Credo
in un sistema scolastico misto che ha una grande caratteristica, quella
di prevedere che il centro di questo sistema pubblico con erogatori
statali e non statali sia lo studente, i suoi bisogni e i suoi diritti.
Quando rivendichiamo la libertà delle scuole, la rivendichiamo
perché vorremmo che tutti potessero scegliere, anche chi non può per
motivi di reddito, tra scuola statale e non statale».
Peccato, però, che nessuno dei buoni propositi del ministro e dei Riformatori goda del sostegno della Costituzione.