ReteScuoleBlog
Up one levelNotizie dalla rete
- E’ una cosa seria? Italia, 2010-05-11 - submitted by Claudia Fanti — 0 comment(s) —
-
Prove Invalsi italiano
Carissimi colleghe e colleghi,
“mi scuso” dice la maestra, vera, in carne d’ossa, non certamente virtuale, una di quelle che sono passate dalla maestra unica, al team, ai moduli stellari, al tempo pieno modula rizzato con 50 alunni, al tempo pieno normale, una di quelle che non hanno mai lasciato indietro nessuno/a, né bambino/a né famiglie, costantemente aggiornata sia sul piano delle discipline sia su quello della conduzione della classe e sulla relazione, rigorosamente laureata, “mi scuso se ho tradito la fiducia di qualcuno di quelli che sanno che solitamente se ho un’idea la applico, ma siccome é meglio vedere con i propri occhi, ho voluto verificare ciò che ho sostenuto da tempi immemorabili: anche io, con i miei alunni di classe seconda (seconda classe?), ho partecipato alle prove Invalsi di italiano come classe campione. Io, maestra della classe, fuori dall’aula predisposta per la somministrazione, l’osservatrice esterna e una maestra somministratrice incaricata dalla scuola.
Ebbene sì, non mi sono opposta, ho seguito rigorosamente il protocollo così come lo hanno seguito le altre due!
Perché io?
Eh sì, per toccare con mano, per verificare se sono io la solita polemica a sostenere che questi test sono inattendibili per qualsiasi serio obiettivo: sia esso un rilevare informazioni (quali?), sia esso un misurare una fettina, se pur minima di apprendimenti/insegnamenti, oppure se sono i test a essere una pazzia, che si fa sempre più collettiva, che gratifica soltanto una parte del mondo adulto, quella parte che non si accorge di quanto sia delicato e costante il tema della valutazione per ogni insegnante, per ogni scuola che in punta di piedi cerca di tarare attività e contenuti delle discipline in modo articolato, calibrato sulle possibilità e sulle competenze pregresse degli studenti.La cronaca
Dopo aver ampiamente rasserenato le alunne e gli alunni i giorni precedenti, oggi, 6 maggio 2010, alle 9.30, tutti insieme ci siamo recati in un'altra aula, banchi separati, nessuno copi, nessuno parli...Così è stato. Tempi rigorosamente a norma: 2 minuti altrettanto rigorosamente cronometrati per la prova di lettura (40 parole, distribuite in 4 facciate).
E poi via con la prova di comprensione di un testo (caratteri della dimensione standard per adulti, illustrazioni zero (si sa, facilitano, non sia mai!), lunghezza: una facciata formato A4, interlinea minima), successivi relativi 16 item belli tosti, a risposta chiusa, e ancora via con quella del cloze e, per finire, con la seconda parte, quella del riordino dei sintagmi di alcune frasi, per complessivi 35 minuti obbligati .Quadretti
La bimba cinese, che appena parla italiano, armata di penna rigorosamente non cancellabile come tutti; la bambina rumena che rifiutava fin dalla materna di parlare la nostra lingua, ma che negli ultimi mesi si era sbloccata, ora rinchiusa in se stessa, il volto bellissimo, serio e preoccupato; il suo compagno, stessa nazionalità, biondissimo, rosso e teso come una corda di violino; alcuni bimbi albanesi, i cui padri e madri continuano a dirmi di essere preoccupati perché non parlano l'italiano a casa; la bimba tunisina estremamente concentrata, senza un sorriso ad animare il suo faccino di madonna fiorentina; gli anticipatari, che hanno solitamente bisogno della loro maestra che li rassicuri; il bambino elettrizzato come sempre, inginocchiato sulla sedia, eccitato, a richiamare l'attenzione appena aperto il fascicolo al momento stabilito con il suo borbottare: "ma quanto è lungo questo testo qua!!!" oppure, alla fine, rinunciatario: "ma quell' esercizio (il cloze) io non posso farlo, non ci riesco, a rileggere il testo mi ci vorrà troppo tempo!".
Infine quelli che leggono come un adulto, con espressione, quelli che da mesi non hanno mai sbagliato una risposta di comprensione della lettura…essi, tesi, concentratissimi, troppo concentrati, fino al punto di dirmi, dopo, al rientro nell’aula angusta che fatica a tenerli tutti e 26: "ma maestra ero preoccupata/o del tempo che passava, della lunghezza di tutte quelle pagine che mi aspettavano! Ho fatto in fretta… errori strani, ma ora tornerei indietro perché so dove e come ho sbagliato!"Comincia la prova
La mia bimba cinese alza il braccio e chiede alla somministratrice: "cosa essere quello, cosa essere questo, cosa voler dire quell'altro", mortificata da un sistema che di nobile mi sembra aver ben poco soprattutto verso chi, come lei, è tanto curiosa di imparare la lingua italiana così misteriosa e diversa dalla sua...Esco
Io mi controllo, sto fuori dall'aula per quasi tutto il periodo della prova, ma poi rientro per una comunicazione, butto l'occhio e mi accorgo che alcuni stanno sudando; altri stanno leggendo un libro per non disturbare chi è ancora indietro; altri spremono le meningi su domande che in classe per loro sarebbero state una vera stupidaggine…sono stressati come succede agli adulti durante una prova di Stato. L'osservatrice affabilmente dice: "ma quanto sono disciplinati, buoni..."Non sa che per me è quasi una tortura vederli così diversi dagli altri giorni, quando insieme, nel cicaleccio naturale per chi scambia pareri e considerazioni, raggiungono vette sorprendenti per la loro età di riflessione sui testi di prosa, su quelli poetici, oppure quando affrontiamo la riflessione ortografica, logica e grammaticale sulla lingua giocando coi sintagmi, con le parti del discorso, ricercando, agendo, confrontandoci sui perché e i percome, ma nessuno può sapere, così come non lo sa l'Invalsi, quanto sia costato in strategie non far piangere i bambini stranieri, sostenerli in un percorso appena iniziato di conquista dell'autostima, delle parole sconosciute...giorni, mesi, oppure due anni di lavoro gomito a gomito con loro, con tutte le ristrettezze sia di risorse sia di spazi sia di tempo; verifico sempre con maggiore scoramento quanti illustri eminenti esperti non desiderino conoscere, valutare cosa siano bambine e bambini in un apprendimento che va dal nulla per giungere gradualmente a quella capacità di cominciare a decodificare, di entusiasmarsi per i propri successi, del dire sono bravo, mi impegno, ce la faccio con i miei tempi e sono fiero di me perché non mollo...
E sono proprio il rigore e la serietà, a cui sono stati abituati, a farli riflettere, a far loro sforare i tempi troppo stretti per una prova tanto lunga e complessa.Siamo seri, molto seri
…
Invalsi non ti conosco, non so chi abbia strutturato le prove, preparato le domande... so che io non sono una maestra di primo pelo, so che io non parlo per buonismo (ché invece sono un po' carogna nelle pretese di rigore e sistematicità)...So per prova, ora provata, che fai di tutto per mettere in imbarazzo bambine e bambini nonostante Tu dica di dire ai bambini nei vari consigli per l’uso: "state tranquilli": ma la gente seria prende le cose sul serio, purtroppo, e i bambini preparati sono estremamente seri quando lavorano, quando vengono messe alla prova le loro abilità individuali. Paradossalmente i più impegnati sbagliano per eccesso di concentrazione e timore del livello della propria “performance”! I più disinvolti, pochi, procedono senza batter ciglio e non si accorgono neppure di aver sbagliato uscendo dalle prove gagliardi!
I bambini e le bambine sono esseri intelligenti in grado di emozionarsi, confondersi, capire il contesto, anche se noi ipocritamente li blandiamo, li depistiamo con moine e paroline fatte! E, udite udite, quando si rendono conto di non essere capaci di “correre” e far bene contemporaneamente ci rimangono malissimo: in aula, dopo la prova, piangono e vanno rincuorati per decine di minuti....
Chi ha responsabilità da vendere nel costruire situazioni culturalmente e didatticamente“imbarazzanti” per qualcuno?
Io so che da domani saremo di nuovo pronti a imparare, ad apprendere, perché non ci ricorderemo di tutto questo, tuttavia ci è stato sottratto tempo prezioso, fossero anche stati due minuti, per colmare lacune e andare avanti per la strada del sapere senza limiti e confini di tempo, senza confini di dialogo, errori da indagare…Chi ha la responsabilità di aver mortificato i bambini e le bambine più insicuri, di averli fatti arrossire per non essere stati veloci come razzi, per essersi dovuti inutilmente emozionare?
....un bimbo rumeno a testa bassa mi ha confidato: “mi sono emozionato, ero confuso, non conoscevo il significato di tante parole. Gli ho risposto: “tranquillo, anche i grandi si sentono male quando non amano ciò che leggono, quando devono tornare indietro più volte, quando le parole diventano nemiche”. Ho usato anche i gesti e la mia faccia espressiva di maestra per aiutarlo comprendere. Io, grazie al cielo, non sono l’Invalsi.
Si ha un bel dire “rasserenate, tranquillizzate”, la verità è sotto gli occhi di chi sa guardare, di chi, senza superficialità, scruta gli sguardi delle bambine e dei bambini, di chi li vuol conoscere e capire lo spirito con il quale affrontano le difficoltà: gli studenti apprendono se motivati a porsi domande, a condividere risposte, ad affrontare gli errori per scoprire che rivelano sempre ragionamenti di qualche valore. E, udite udite, i migliori apprendimenti, quelli che durano, si fanno, e lo dico per prova provata, quando non si danno voti, quando si parla insieme, quando si fa metacognizione, quando si lavora scambiando opinioni coi compagni e le compagne: la valutazione di un sistema tanto delicato deve essere lasciata nelle mani e nelle menti di docenti e dirigenti sensibili, colti, aggiornati sui tempi e sulle modalità degli apprendimenti.La parola ai bambini e alle bambine
Ora darò la parola (dono della mia classe a tutti coloro che vorranno indagare e andare a fondo dei pensieri infantili dinanzi ai testi), come sempre faccio per capire i bambini e le bambine, giustamente a loro: stranieri, italiani senza problemi o con qualche problema da affrontare, che ragionano sul proprio operato durante questa esperienza.
Ovviamente ho lasciata intatta l’espressione linguistica infantile e non ho rivelato né la nazionalità, né il grado di conoscenza della lingua, ma so che mi rivolgo a persone in grado di comprendere molto di più di ciò che le parole affermano. Mi auguro che il lavoro seguente di valutazione e comprensione, che è sempre di estrema pazienza sia per me sia per i bambini e le bambine, possa essere utile ad analisi competenti di docenti, esperti, ispettori e via dicendo…Aggiunta contro la faciloneria
Vorrei aggiungere che qualche genitore (non dei miei) nel web ha affermato che il figlio è tornato a casa dalle prove soddisfatto e sicuro di aver fatto tutto bene e che perciò le prove non sono altro che un esercizio di comprensione del testo fattibile e utile in seconda elementare…Ebbene rispondo che infatti ogni giorno si fa comprensione di testi e valutazione in svariati ambiti e che non si criticano verifiche e valutazioni, bensì non si condividono la metodologia, le regole di somministrazione, la spesa, l’inutilità sul piano della resa e degli obiettivi più o meno dichiarati. Se anche la mia classe fosse la “vincitrice” come ha detto un mio alunno, e non lo so perché non ho corretto io le prove e mi sono rifatta unicamente all’ascolto della metacognizione e della percezione dei miei alunni, non sposterei di una virgola il mio giudizio che è indipendente dai risultati e dal rigore della correzione (mi risulta, ad esempio, che alcuni insegnanti “correttori”, nel cloze, hanno valutato come positive espressioni sinonimiche, altri no e già ciò dovrebbe far riflettere gli esperti!) delle prove.
Se si spendono i soldi di noi cittadini e cittadine bisogna essere molto seri, altrimenti meglio sarebbe non esporsi al ridicolo o al “va’ là, cosa vuoi che sia una prova così, facciamola e chi si è visto si è visto!” dei soliti qualunquisti!”1D: sentivo che le prove erano difficili prima di aprire il fascicolo, nella lettura delle 40 parole avevo paura di non capire il significato, ho provato a leggerle, poi mi sono sembrate facili. A leggere il testo del moscerino mi sentivo molto male, mi sembravano troppe righe, era scritto troppo in piccolo. Ho dovuto rileggerlo tre volte per rispondere alle domande. Nella A9 ho avuto difficoltà perché credevo che le formiche erano stanche per aver spinto le provviste, ma poi ho scritto NO vicino e ho corretto, nell’A11 ho risposto “perché non l’hanno visto prima” Io avrei fatto così se non conosco una persona, poi mi sono corretto anche in questa, ho avuto difficoltà con la A14, sul tempo, poi ho risposto bene. Nella A16 ho risposto che il moscerino è forte perché l’avevo letto nel titolo, io avrei scritto “capisce cosa è il sasso”, ma poi ho detto va’ là che c’è scritto nel titolo che è forte! Ho sbagliato una parola nei puntini: Ho scritto “ma la prossima volta mettiti a mangiare più in là” invece era “a dormire”, ero stanco di rileggere e rileggere perché era già la seconda parte!
A casa alla mamma ho detto che avevo fatto alcuni errori e le ho detto che sono stato bravo, che i miei compagni erano tutti concentrati. Lei mi ha chiesto se mi ero sentito bene, le ho detto che avevo un po’ paura, ma le signore erano state buone. Le ho detto che avevo poco tempo per fare tutto. Mi sentivo molto stanco, ho avuto mal di testa.
2G: ero spaventata perché ho paura che sbaglio, ho paura che non riesco a farlo, perché non capisco le parole. Tremavo. Ma poi ho detto pagine poche io so fare e poi leggere paroline ho fatto la metà quella della seconda qualche domanda non la capisco, tipo” indica quella caratteristica”, questo non lo capisco…sono arrivata alla A14, tempo scaduto!
Ho detto alla mamma che non l’ho finito, poi che qualche domanda non riesco capire, no triste solo paura, un po’ la signora mi ha aiutato in qualche parola, ma era troppo lungo lavoro…le 40 parole sono difficilissimo.
3F: io nelle prove Invalsi mi sono sentito bene perché pensavo che avrei fatto più errori, poi pensavo che erano più difficili e mi sentivo preparato con fiducia, però le 40 parole non sono riuscito a farle tutte perché ero troppo concentrato a non sbagliare quindi le rileggevo spesso per correggermi, quindi ho perso tempo. Nell’esercizio dei buchi (cloze) ero stato a pensare perché non avevo capito bene la consegna, ma poi ho fatto bene le prime due parole invece le ultime tre ho scritto ciò che pensavo io per completare le frasi. Il resto, le frasi da mettere in ordine tutte bene.
Alla mamma ho detto che avevo fatto 4 errori, che mi ero sentito bene. Lei mi ha chiesto se erano andate bene e che era contenta di me. Sapeva già che avevo solo 35 minuti, le sembrava un tempo corto. Mio fratello che fa la quinta ha detto che erano difficili le sue, e che non le aveva finite, poi è venuto un suo amico a casa e non mi ha detto più niente, ma era un po’ preoccupato!
4E: pensavo alla mamma, temevo di sbagliare e che lei non sia contenta, avrei voluto che la mamma fosse vicina a me quando ho visto quelle signore che non conoscevo. Poi mi è venuta un po’ di impressione, ma le 40 parole di lettura erano facili, ma non sono riuscito a farle tutte, 2 minuti mi sono sembrati proprio pochi. La A3 l’ho sbagliata, ho fatto la crocetta su “lavorava più di tutte” perché se portava il carico più pesante, lavorava più di tutte!, invece la risposta era “spingeva il carico più pesante”. Nella A6 non avevo capito le parole della domanda, tentativo, allora ho risposto “cerca di sollevare la pietra”, perché fa anche questo nel racconto, ma prima “cerca un passaggio”, ecco il primo tentativo! Nella A7 ho risposto “hanno lavorato senza mai fermarsi perché ho capito che hanno provato a spostare la pietra senza mai fermarsi! Io non avevo capito avevano fatto tutti gli sforzi possibili che era la risposta giusta! Ma non sapevo cosa voleva dire.
Poi non ho capito subito cosa dovevo fare nei puntini, allora ho fatto l’ultimo esercizio delle frasi tutto bene, ma dopo quando volevo provare a riempire i puntini, il tempo era scaduto.
Ho pensato un’altra volta sarò più bravo.
A casa con la mamma ho detto che ho fatto degli errori perché non avevo capito certe parole in italiano, che era tutto difficile e lei ha detto che ho ragione perché la maestra le parole che non capisco in italiano me le spiega, mi aiuta.
5L: avevo un po’ di paura di sbagliare soprattutto dove abbiamo fatto le crocette perché non capivo le parole “l’ingresso era ostruito”, ma ce l’ho fatta a rispondere giusto, però ci ho messo molto, mi sono accorta che perdevo il tempo, allora ho sbagliato quella del “non ha” nella A5, l’ho fatta in fretta, ma poi mi sono accorta che ho sbagliato molto dopo, lì guardavo se era bene, però non la capivo. In quella A6 ho fatto la crocetta in “cerca di sollevare la pietra” perché non capivo proprio cosa vuol dire tentativo in italiano e poi cercavano di sollevarla no? Nella A7 ho messo “le formiche hanno lavorato senza mai fermarsi”, perché ho capito come Ervin! Poi ho sbagliato la A10 perché ho detto alzano la testa per vedere “quanto è alta la pietra” per vedere se copre proprio tutto il buco!, nella A11 ho messo la crocetta nel “perché non si fidano di lui” perché io non mi fido di chi non conosco!” Nella A13 ho messo “scherzoso” perché credevo che ride nel parlare con le formiche. Mi vien da ridere: nella A14 ho fatto la crocetta su “di notte”, perché avevano lavorato tutto il giorno…invece era “verso sera”, vero? Non le ho finite le risposte perché non avevo più tempo di leggere e rileggere il testo quando non ero sicura tornavo indietro.
Con il babbo mi ha detto che in italiano forse non sono stata attenta, ma io gli ho detto che alle prove della matematica fai più meglio.
Io però col fatto che non avevo finito la prova mi sentivo un po’ male. Nel testo non c’erano parole italiane difficili, ma nelle domande sì, molto per me.
6R: quando sono arrivato ero molto emozionato perché c’erano della persone che non conoscevo, però dopo un po’ mi sono tranquillizzato e ho capito che non dovevo spaventarmi. Quando ho aperto il fascicolo dopo che mi hanno spiegato la prova delle 40 parole di lettura mi è sembrata molto facile anche se ero quasi alla fine ed è scaduto il tempo.
L’altra prova era un pochino più difficile ma ce la facevo.
Ho fatto un errore: ho sbagliato la A4 e ho messo la crocetta su “era nascosto” perché la pietra secondo me nascondeva il buco dell’entrata. Nell’esercizio dei puntini ho scritto “la chiocciola non le ringraziò” perché non avevo letto bene le consegne!
Con i miei genitori ho detto che le prove erano divertenti, che ho fatto solo 2 errori e loro mi hanno detto che erano molto contenti, mi hanno chiesto quanto erano durate le prove ed erano molto stupiti del tempo corto che ci hanno dato.
7G: nell’aula delle prove ero un po’ eccitato, credevo che le prove fossero difficili anche se tu maestra avevi detto il contrario, dopo mi sono reso conto che erano facilissime. Quando mi sono messo al lavoro ho capito che dovevo solo fare una crocetta nei simboli giusti. Ho sbagliato la A3 perché ho pensato che essendo la più forte non riceveva l’aiuto delle altre così ho messo la crocetta in “portava il suo carico da sola”, ho sbagliato la A10 perché ho messo la crocetta su “vogliono vedere il moscerino”, perché si trattava di un moscerino, ma se avessi avuto più tempo, l’avrei corretta, ho sbagliato la A12, perché ho crocettato “una pietra” perché le formiche la credevano una pietra all’inizio.
Con la mamma ho detto che avevo fatto 3 errori, ma le ho anche detto che non erano molto difficili, ci ho impiegato 30 minuti. La mamma ha detto che sono stato molto bravo, quasi non ci credeva, perché se avevo finito in 30 minuti, ormai sveniva.
8L: quando sono arrivato là ho pensato che le prove sarebbero state semplici, poi quando hanno iniziato a distribuire le 40 parole ho pensato se le prove sono tutte così ce la faccio, poi quando hanno distribuito il fascicolo ho pensato che le prove non erano così semplici come le immaginavo, infatti ho sbagliato tante cose, soprattutto nelle crocette e nel cloze perché non avevo capito che dovevo usare solamente le parole scritte sul foglio, ne ho messe delle altre, ho sbagliato una delle frasi da riordinare, la B4, ma devo dire che ero agitato tutto il tempo perché pensavo di sbagliare.
Con la mamma ho detto che avevo sbagliato molte cose, però lei ha detto che in meno di 35 minuti già ero stato bravo a finirle!
9M: ero molto emozionato perché avevo paura di sbagliare, mi sentivo che avrei sbagliato. Quando sono entrato, mi sembrava che fossi da solo e che non ci fosse nessuno e pensavo che c’era la mia mamma che mi aiutava e che mi sosteneva. Mi sentivo che mio fratello mi diceva qualcosa. Pensavo che tutta la mia famiglia mi stesse accanto e pensavo che 30 minuti stavano per scadere. Nella prima prova pensavo che fosse difficile, ma avevo visto che non lo era, nella seconda prova non sentivo più la mia famiglia, che fossero andati via e mi sembrava che sbagliassi, nella terza prova, quella delle frasi, sembravano difficili, ma l’ho superata. Le crocette erano difficili perché il racconto non ti spiegava delle cose. Non lo capivo proprio.
Con la mamma a casa ho detto delle prove e che ero molto emozionato, che avevo fatto degli errori perché non riuscivo a concentrarmi. Le parti non le ricordavo, lo rileggevo tante volte, non riuscivo a mettermelo in testa e dopo alla fine del tempo avrei voluto farlo di nuovo perché l’ho capito alla fine. La mamma ha detto che devo concentrarmi di più e di non aver paura. Mio fratello anche lui ha detto che in quinta si era sentito come me.
10I: mi chiedevo se le prove erano facili o molto difficili, poi ero emozionata e quando sono entrata volevo essere brava, ma ero incerta di fare le cose bene. Le 40 parole in due minuti erano troppe e avevo paura di non finirle, invece ce l’ho fatta.
Poi ho avuto il fascicolo, ho pensato che 35 minuti fossero abbastanza. Comunque qui non c’erano disegni vicino alle parole che nei nostri libri ci sono e da l’ si capisce meglio.
11S: credevo che fossero difficilissime anche se tu mi hai detto di no, ma quando ho visto le due signore, mi hanno spiegato, ho detto “forse no”. Quando ho dovuto studiare la prova ero emozionato. Credevo, ho letto il titolo, ho pensato, ho cercato di prevedere che il moscerino era forte, prendeva qualcosa in mano, poi nella prova di lettura ho cercato di fare veloce perché credevo che due minuti fossero pochi, ho fatto in fretta solo che ero troppo concentrato, avevo quasi finito, ma è scaduto il tempo. Ho pensato che ero spaventato per il prossimo foglio del testo e che fosse difficilissimo non per le parole, ma per il senso. Il testo l’ho letto una volta sola, perché volevo vedere se ero bravo a indovinare, a prenderle tutte le risposte. Nel cloze ho pensato di stare attento, le ho fatte tutte bene, ma quando ho finito, ho pensato che erano troppe quelle prove. Ho pensato “chissà se la classe sarà la vincitrice, cosa ci diranno la maestra e le due signore”. A casa, ho detto “è andata bene, in tutto ho fatto 6 errori, la mamma mi ha detto che era fiera di me, che tutte quelle cose erano troppe, che 6 errori sono pochi per uno di otto anni!”. Ho detto “gli errori veramente erano 8, ma due li ho corretti bene, ho messo NO vicino ale due risposte sbagliate. Separati nei banchi, però, uno tiene tutto per sé.
12T: pensavo di sbagliare, però dopo quando ho fatto le prove erano belle e mi sono divertito. Quella di lettura l’ho fatta tutta. Il testo invece era molto difficile, perché mi sembrava lungo, quando l’ho letto, una volta intero e una volta sono tornato indietro. Invece di tre formiche, nella A1, ho messo tre amiche, sapevo già che erano formiche, allora ho detto che cosa vogliono sapere, visto che non c’era la risposta tre sorelle, ho messo tre amiche; ho sbagliato la A9, perché secondo me camminando avevano già sprecato energia; nella A10 ho messo “sentono il ronzio di una mosca” perché non le ho lette bene, avevo ormai poco tempo; nella A11, ho messo “perché non si fidano di lui”, perché era piccolo, quindi loro forse pensavano che non aveva neanche un po’ di forza; ho sbagliato una parola nel cloze, perché ho scritto “a destra”, così la chiocciola non avrebbe chiuso il formicaio. Le frasi da mettere in ordine le ho fatte tutte bene. A casa alla mamma ho spiegato le prove Anche i miei errori, ha detto che sono stato bravo perché il tempo era poco.
13F: nell’aula nuova mi batteva forte il cuore e avevo un po’ paura perché avevo paura di sbagliare, poi quando ho aperto il fascicolo ho fatto un respiro e mi sono detta “dai che ce la fai”, poi mi sono divertita nella lettura delle 40 parole, però me ne sono mancate tre. Mi sono detta “sono stata lo stesso brava!”, perché erano tante. Quando ho aperto il testo ero emozionatissima, quando l’ho letto l’ho fatto velocemente, altrimenti scadeva il tempo. L’ho letto una volta, poi quando dovevo mettere le crocette leggevo bene, poi con la mente andavo a rileggere un’ altra volta quello che avevo memorizzato. Ho sbagliato la A3, perché avevo messo “portavo il suo carico da sola”: credevo che lei spingeva da sola e le altre solo un pezzettino. Poi ho sbagliato la A4, ma mi è venuto in mente a tempo scaduto! Il cloze l’ho fatto bene, ma ho sbagliato l’ultima frase da riordinare, mi sono confusa perché pensavo che non avrei finito in tempo. A casa alla mamma ho detto che avevo fatto tre errori in tutto e lei ha risposto: “ce la farai la prossima volta”.
14F.: all’inizio avevo paura di sbagliare un po’ di cose, poi mi sono piaciute molto perché il titolo del testo mi era simpatico, mi sono divertito a fare le risposte: mi sembrava di fare delle cose da ridere, da scherzare. Ne ho sbagliate una o due: la A2 perché ho scritto che Sara “trasportava erbe, grano e foglie, perché il grano me lo ricordavo, poi non mi ricordavo, ho riletto, ma mi ero un po’distratto, stavo pensando alla mamma che finalmente tornerà a casa per tutta l’estate. Nel cloze non ho sbagliato niente e neanche nelle frasi da riordinare. A casa con la nonna ho detto che avevo fatto le prove, mi ha telefonato anche mia cugina che pure lei le aveva fatte le prove ed erano andate bene, ne abbiamo parlato molto. Il cloze l’ho fatto per ultimo perché all’inizio non l’avevo capito molto.
15F: ero emozionato, pensavo che ce la potevo fare. La prova di lettura mi è sembrata lunga, però ho finito le 40 parole. Poi nel testo non avevo capito alcune parole: “orzo”, “ostruito”, ”di traverso”,” ronzio”, “esserino”. Ho sbagliato la A5, ho scritto “grandissima”, perché non avevo capito “indica quale caratteristica” della domanda; ho sbagliato altre risposte perché ho letto una volta sola, poi ero confuso, ero un po’agitato: pensavo che il tempo passava in fretta, allora non pensavo a cosa leggevo! Le altra prove le ho fatte bene. A casa alla mamma ho detto che avevo fatto 5 errori però le ho spiegato che erano tante le domande, lei pensava che fossero poche, lei mi ha detto che lei non accetta i miei errori, ne vuole di meno. Ero dispiaciuto, che avevo fatto quello che potevo fare e le avevo detto che le ho finite tutte le prove e che erano molte.
16P: all’inizio nella prova dei disegni con le parole da leggere, la dovevamo fare in due minuti quindi ero molto agitato, però ci sono riuscito lo stesso a farla. Nella prova del testo ero un po’ più sicuro perché avevamo più tempo, allora quando c’erano le domande alcune volte sono dovuto tornare indietro a leggere il testo perché non mi ricordavo molto e quando c’erano le frasi da completare anche lì son dovuto andare a rileggere il testo: temevo di sbagliarmi perché le domande erano un po’ erano difficili. Ho pensato che il tempo stava per scadere, allora sono andato più veloce, ma stavo attento perché potevo anche sbagliare e le ho fatte tutte bene. Sono andato a rileggere e non mi pareva di aver fatto nessun errore. A casa alla mamma ho raccontato che avevo superato le prove e lei mi ha chiesto se mi ero distratto, io le ho detto che l’ho riletto, quindi dopo lei è diventata più sicura. Lei ha detto che il tempo per le 40 parole da leggere era troppo poco, allora mi ha chiesto se le avevo fatte tutte. Io ho risposto sì ma non ho avuto il tempo di rileggere ma ero comunque tranquillo perché credevo di averle fatte bene.
17M: mi sentivo spaventato, ero preoccupato perché pensavo ch le prove non fossero tanto facili. Le signore mi sembravano contente del fatto di vederci, questo mi ha fatto calmare. Le 40 parole le ho fatte tutte. Il testo mi è sembrato simpatico perché parlava di formiche robuste e di un piccolo moscerino! Ho sbagliato la A4, perché invece di “l’ingresso era ostruito”, ho crocettato “l’ingresso era nascosto”; ho sbagliato la A13, perché ho messo “scherzoso” invece di “intelligente”, per il dialogo che aveva avuto con le formiche. Ho sbagliato la A15, perché ho messo “non sempre l’unione fa la forza”: le formiche infatti avevano provato insieme a spostare la pietra, ma non c’erano riuscite. Nel cloze non avevo letto bene le spiegazioni, perché cercavo di andare più in fretta, credevo di non farcela a finire, sono andato a casaccio!
Le frasi da riordinare le ho fatte bene. A casa alla mamma ho detto che nella prima e nella seconda scheda ero stato concentrato e dopo mi ero stancato molto perciò per festeggiare siamo andati a mangiare fuori. Lei mi ha detto che ero stato bravo e che ho fatto bene a concentrarmi, e nella prova di matematica dovevo stare più attento adesso che sapevo com’era!
18S: avevo paura che sbagliavo a mettere le crocette, di non capire qualche parola, perché potevo anche non conoscerle in italiano. Non ho capito “orzo”, “ostruito”, l’avevo quasi capito ma non ero sicura, non sapevo cosa era un moscerino, cosa era l’”ingresso”, ho fatto fatica a rispondere anche all’A5, perché non capivo “indica quale caratteristica”, ho fatto fatica perché non conoscevo tante parole, con te faccio meno fatica perché me le spieghi. Ho fatto prima le frasi da rimettere in ordine del cloze, perché non capivo delle parole, le frasi le ho fatte bene, ma il cloze non l’ho finito. Non avevo più tempo.
A casa con la mamma ho detto che avevo fatto 10 errori, che era difficile perché c’erano parole difficili che non conoscevo. Lei mi ha detto che erano troppi 10 errori e il mio papà ha detto lo stesso.
19A: all’inizio avevo un po’ mal di pancia, perché ho visto le maestre che mi guardavano, pensavo che loro mi giudicassero male, poi quando ho aperto il fascicolo ho avuto un po’ paura nella storia del moscerino con le domande, mi ha stupito un po’. Le parole delle domande…quando scrivevo le crocette non sapevo bene cosa scrivere perché non avevo capito le domande, poi invece le ho fatte tutte bene! Tranne una, la A5, perché la pietra del racconto era grande e ho pensato che la risposta sia “grande”. Il resto ho fatto tutto bene. Con la mamma ho detto che avevo fatto un errore e lei mi ha detto che un errore è poco, ma per lei era meglio farne zero. Le ho risposto che non si accontenta mai perché non le va mai bene quello che le dico! Il babbo ha detto che un errore era poco ed ero stata brava, anche i nonni perché a cena erano da noi. Mi hanno chiesto quanti errori ho fatto e hanno fatto un sorriso.
20A: quando ho fatto le prove Invalsi me la facevo addosso dalla paura, perché sapevo che avevo pochissimo tempo e non volevo sbagliare, poi mi sono incoraggiato e ho fatto meno errori possibili e poi quando avevo finito la prima scheda delle 40 parole, mi sentivo male, perché avevo paura di sbagliare, poi nel testo, l’ho letto tutto, nelle domande non ricordavo, quindi tornavo indietro a vedere i numeri delle righe, poi ho riletto tante volte i pezzettini, ma non ci sono riuscito la prima volta, poi ho riprovato e all’ultimo momento l’ho fatto. Ho riletto tutto, ho controllato ma pensavo che quasi impiegavo più del tempo. Le risposte tutte giuste, nel cloze tutto giusto. Le frasi tutte bene. La mamma ha detto che era assurda questa prova perché dovevamo fare troppe schede, il papà invece ha detto che questo esame serve a imparare più parole, a concentrarsi e a essere più veloce, ma alla fine gli ho raccontato tutto e lui ha cambiato idea perché anche lui ha detto che in queste prove se uno non conosce il significato delle parole nessuno te lo può spiegare. Alla mia vicina di casa è sembrato assurdo e poi le ho raccontato che ho fatto zero errori nelle crocette, nel cloze, nelle frasi, ma mi mancava una pagina da leggere delle 40 parole. Alla nonna che abita lontano ho raccontato tutto alla webcam.
21E: quando sono entrata nell’aula sconosciuta, mi battevano i denti e mi tremavano le gambe. Poi quando ci hanno dato la prova di lettura e ci hanno detto di non aprirla io volevo darle una sbirciatina per vedere come era e alla fine non ho letto tutte le parole, perché quando dovevo fare la crocetta guardavo tutti i disegnini poi la facevo, ho perso un po’ di tempo. Me ne sono mancate tre. Quando ci hanno dato il testo e ho cominciato a leggerlo non ho trovato parole che non conoscevo e rispondendo alle domande ne ho sbagliata una, la A7 perché ho messo “le formiche sono sempre in movimento” invece di “Le formiche hanno fatto tutti gli sforzi possibili”, per il resto tutto bene. Alla mamma ho detto che nella prova delle 40 parole con due minuti di tempo, lei ha detto che erano pochi: ho pensato che quei 2 minuti li avevano contati troppo velocemente, perché di solito sono più lunghi! Lei ha detto che ero stata brava anche se non ero arrivata a farne 3.
22E: quando stavamo andando di sotto ero emozionata, poi quando le maestre ci hanno dato i fogli, ero un po’ impaurita, perché pensavo che fosse difficile. Nelle 40 parole sono andata bene fino in fondo. Il testo mi è sembrato un po’ divertente, mi è andato bene. Nelle risposte ne ho sbagliate 4, quella della pietra che avevo scritto “ pietra” al posto di lumaca e poi l’altra era la A14, perché ho messo “la mattina”, invece della “sera”. Non avevo proprio letto la domanda, perché davo per scontato che mi chiedessero quando erano partite la mattina! Poi ho sbagliato la A15: ho fatto “il mondo degli insetti è molto interessante”, perché non avevo capito la domanda della Pietra, ho ripensato a quella risposta quindi ho messo era interessante perché le formiche non capiscono la differenza fra una pietra e una lumaca. Ho sbagliato la A16 perché ho messo “riesce a mettere via il sasso”, perché ce la fa con la sua intelligenza, infatti avevo già risposto che il moscerino è intelligente. Gli altri esercizi li ho fatti bene. La mamma e il babbo hanno detto che per loro quattro errori erano pochi e che ero stata brava e dopo mi hanno chiesto se le prove erano lunghe e io ho risposto che erano normali, un po’ difficili.
23F: Io mi sono sentito emozionato e pensavo che non ce la facevo, poi quando ho finito mi sono sembrate più facili. Il tempo era poco, alcune parole non le capivo. Ho letto solo una volta, ma quando dovevo rispondere rileggevo un pezzettino e ce la facevo. Ho sbagliato solo la A16 perché ho messo “è forte” al posto di “capisce che cosa è il sasso”, perché ho pensato al titolo del testo “La forza del moscerino”. Nel cloze avevo fretta e ne ho sbagliato uno. Le frasi tutte bene. La mamma ha detto che era molto contenta e ha detto che anche lei era emozionata e dalla gioia si è commossa. Il babbo ha detto che era molto felice e anche lui emozionato. Il mio fratellino mi ha fatto un sorriso e ha detto che era contento.
24A: quando sono entrata ero molto eccitata e credevo di fare tanti errori e ho pensato anche che i miei genitori non sarebbero stati contenti dei miei risultati. Mi sono concentrata tanto e ce l’ho fatta, infatti non ho fatto nessun errore. Ho riletto tre volte, mi sono accorta che non avevo sbagliato nulla. Capivo il significato di tutte le parole. In quelle difficili riflettevo su come potevo rispondere. A casa la mamma è stata contentissima, il babbo ha detto che è orgoglioso. A me le prove sono sembrate troppo lunghe per il tempo che ci hanno dato.
25I: quando ci hanno dato i fogli, ero emozionata perché pensavo che fossero tanti e la prima prova di lettura delle 40 parole mi è sembrata difficile perché non capivo tutti i significati, poi l’ho fatta tutta. La seconda del testo mi è sembrata lunga, con parole difficili; ho letto tante volte, 4 o 5 volte per capire meglio le domande e mi sono impegnata molto, infatti ho sbagliato solo 4 risposte, perché non capivo le parole in italiano; nella A4, ho scritto “enorme” invece di ”chiuso”; nella A10 ho scritto “vogliono vedere il moscerino” invece di “sentono il rumore di un insetto in volo” perché infatti era un moscerino; nella A11 ho risposto “non si fidano di lui”, perché anch’io non mi fido degli estranei; nella A15 ho messo”il mondo degli insetti è molto interessante” perché avevo letto in fretta la domanda e mi sembrava di non aver più tempo.
Nel cloze e nelle frasi da riordinare tutto bene. Il babbo e la mamma hanno chiesto quanti errori avevo fatto e 4 errori erano un po’ troppi e che in quinta devo farne meno e io ho risposto che farò il massimo.
Assenti al presente lavoro: una alunna
Claudia Fanti
10 maggio 2010 - INIZIA LA MOBILITAZIONE PER IL TEMPO PIENO A MILANO milano, 2010-05-03 - submitted by docenti della scuola primaria Massaua — 0 comment(s) —
-
INFORMAZIONI SULLE PRIME INIZIATIVE IN DIFESA DEL TEMPO PIENO A MILANO
Alla scuola primaria Massaua hanno tagliato due posti su un organico di 40.
Il Consiglio d’istituto denuncia mancati finanziamenti da parte dello stato per migliaia di euro.
Il Comune di Milano, al momento, non ha inviato i finanziamenti per continuare a pagare gli assistenti ad alunni e alunne diversamente abili. Didattica, laboratori, diritto all’istruzione, funzionamento del servizio, dignita’ della professione docente: il tempo pieno nelle scuole elementari milanesi e’ a rischio.Come docenti stiamo iniziando ad elaborare le prime proposte di mobilitazione. Per prima cosa abbiamo avviato la costituzione di un comitato unitario docenti e genitori. Sulle finestre della scuola abbiamo affisso enormi forbici che “tagliano” le parole :”uscite didattiche, laboratori, recuperi, musei, mostre, attivita’ sportive, coro...” .
Settimana prossima distribuiremo ai genitori un volantino informativo.
Prossimamente promuoveremo altre iniziative, anche a livello cittadino. Invitiamo le altre scuole elementari a comunicare sul sito retescuole le loro iniziative di protesta.I docenti della scuola primaria “Massaua” - IL LICEO VIRGILIO DI MILANO INVITA I LICEI LOMBARDI AD UNA GRANDE MOBILITAZIONE MILANO, 2009-11-27 - submitted by viviana codemo — 1 comment(s)
- invito a tutte le scuole di MIlano e provincia per una mobilitazione coordinata in occasione dello sciopero della scuola dell'11 dicembre
- No alla stangata sulle mese scolastiche di Milano Milano, 2009-05-11 - submitted by Giuseppe Criseo — 0 comment(s)
-
Coloro che hanno un solo figlio e non rientrano nella fascia più bassa devono sopportare un aumento del 44% in più sulla retta della mensa.
Domenica 10 Maggio 2009 07:36
|
Author: Administrator
|
SEGRETERIA REGIONALE REGIONE LOMBARDIA
Prot. ____1012_____
Data ___domenica 10 maggio 2009
Comunicato stampa
No alla stangata sulle mese scolastiche di Milano
Sentiamo crescere il malumore dei lavoratori di Milano che hanno figli e che quindi usufruiscono della mensa di Milano Ristorazione.
Coloro che hanno un solo figlio e non rientrano nella fascia più bassa devono sopportare un aumento del 44% in più sulla retta della mensa.
In un momento di crisi e di difficoltà economica, troviamo vergognoso attaccarsi pure ai pasti dei bambini per fare cassa!
Dopo la protesta sui forum di “Retescuole”,”Chiedoasilo”e “PartecipaMi” non possiamo che prendere una dura posizione assieme a 70.000 genitori che protestano.
Ci riferiamo agli aumenti di 13 euro per chi ha un reddito certificato da Isee tra 12.500 e 27.000 euro all’anno, e di 208 euro per chi ha un reddito più alto.
Ci sono agevolazioni per chi ha più di 2 figli, ma sicuramente sono pochissimi.
Si parla sempre di aiutare le famiglie e poi ci sono aumenti inspiegabili e illogici, mentre i genitori sono magari disoccupati o in cassa integrazione.
Giuseppe Criseo
Responsabile Cosnil regione Lombardia
tel.










347 3142298
; e-mail:
aeroportomalpensa@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
sede: via Vignola,3-Somma L. (VA)
sito: www.lombardia-cosnil.it - Venerdi' 8 Maggio ore 20.30 proiezione del film OLTRE milano, 2009-05-04 - submitted by coordinamento comitati scuole della zona 5 - Milano — 0 comment(s)
-
Un documentario girato nel 2005 nella classe 1B della scuola primaria Ruffini (Milano).
Venerdi' 8 Maggio ore 20.30
c/o la sala del C.A.M. di via Tibaldi 41 (tram 15, 3 - bus 90, 91)
proiezione del film OLTRE un documentario girato nel 2005 nella classe 1B della scuola primaria Ruffini (Milano).
Il film "OLTRE" racconta un anno di vita
scolastica nella prima elementare di una scuola
milanese, dove è inserita Laura, una bambina
affetta da sindrome di Angelman. La malattia di Laura non le consente di comunicare con le parole, ma nonostante, o forse grazie a questa situazione, nella classe si è creato tra alunni e insegnanti, un clima speciale... che ha condotto tutti, con il trascorrere dei mesi, OLTRE....Nel corso delle riprese effettuate durante i momenti di lavoro in classe, di lavoro individualizzato, delle uscite didattiche e delle riunioni di equipe, il regista ha messo in luce le difficoltà legate all'inserimento dei disabili nella scuola, ma, attraverso i racconti, i ragionamenti e le domande dei bambini, si coglie anche la ricchezza di una simile esperienza. L'idea di girare questo film è nata quando, durante un intervallo nei primi mesi di scuola, Laura, una bimba affetta da sindrome di Angelman che porta grave ritardo mentale, atassia monotona, ipereccitabilità e assenza del linguaggio, con la golosità che la caratterizza, aveva rubato la merenda ad un compagno, ma, a causa della difficoltà motoria e della scialorrea della sindrome, si era sporcata tutta.Una compagna, Caterina, senza che le fosse fatta alcuna richiesta, con spontaneità e naturalezza, ha provveduto a pulirla. L'idea di un documentario nasce quindi dalla riflessione degli insegnanti della classe 1B della Scuola Primaria Ruffini (Milano) e dell'educatrice che in essa opera sul percorso di inserimento effettuato da una bambina segnalata. Tale percorso ha mostrato più volte quanto una bambina con gravi difficoltà possa comunque relazionarsi con adulti e compagni e come la sua presenza e le sue difficoltà abbiano rappresentato spesso una risorsa inaspettata per favorire la creazione in classe di un clima collaborativo e di reciproca attenzione.il film documentario è stato prodotto con gli insegnanti dell'Ist. Comprensivo Pascoli: Enrico Aliprandi Maria Menicatti, e l' educatrice Cristina Pasetto e con la regia di Giorgio Magarò (http://www.giorgiomagaro.it) introduce l'insegnante Enrico Aliprandil'ingresso e' gratuitoa cura del coordinamento comitati scuole della zona 5 - Milano - Disagio Sociale: alle soglie della povertà da Trieste a Trapani Crema, 2009-04-20 - submitted by vincenzo lo verso — 0 comment(s)
-
Il personale Ata -Itp ex enti locale é allo stremo delle forze chiede al Governo ed al Parlamento Italiano di intraprendere azioni
che risolvino definitivamente la diseguaglianza sociale creatasi all'interno del comparto Scuola.
Disagio sociale: sulla soglia della povertà
Un grido di dolore si alza dall’Italia e pare che nessuno s’accorga di noi: un muro di gomma rimbalza sul nostro problema e su un diritto sancito per legge, dalla legge 124/99.
Siamo i lavoratori ex Enti Locali della Scuola, transitati allo Stato nel 2000, cui il governo Berlusconi ha negato una equa ricostruzione di carriera, cancellando con un colpo di mano i processi che avevano riconosciuto i diritti dei lavoratori.
In questi tempi di tagli e controriforma della scuola, sopravvive un gruppo, un guscio di noce che naviga nella tempesta, sballottato tra alterne vicende sindacali e giudiziarie, che proviamo riassumere in queste poche righe.
Stiamo parlando della storia di decine di migliaia di lavoratori, passata sotto silenzio in tutti questi anni: sono ausiliari, tecnici e amministrativi (ATA) e insegnanti tecnico-pratici (ITP), transitati dagli Enti Locali allo Stato il 1-1-2000 per effetto della legge 124/99.
La legge prevedeva che fosse riconosciuta “ai fini giuridici ed economici l'anzianità maturata presso l'Ente Locale di provenienza”; questo non è avvenuto ed è cominciata l’odissea: lavoratori con identica anzianità e profilo professionale del personale già statale sono stati inquadrati con stipendi anche di centinaia di euro inferiori. Naturalmente, in molti hanno tentato di far valere i loro diritti nei tribunali e vi erano quasi riusciti nel corso dell’anno 2005, quando la Corte di Cassazione, con 8 sentenze tutte favorevoli, sembrava aver decretato il successo dei ricorsi.
Qui è intervenuto il mini-golpe dell’esecutivo, che ha fatto da battistrada ai molti che sono venuti in seguito ed hai quali ci hanno abituato i vari governi Berlusconi che si sono succeduti in questi anni, dopo aver assistito all’inerzia connivente dei governi di centro sinistra.
Con una legge di “interpretazione autentica” (266/05) si sono sovvertite le sentenze emesse in sede giudiziaria, condannando i lavoratori a quel limbo in cui si trovano ancora oggi: molti di loro stanno restituendo le somme percepite in un primo momento come effetto delle sentenze favorevoli, e tutti gli altri vedono allontanarsi la soluzione.
Disagio Sociale: alle soglie della povertà da Trieste a Trapani
Durante il nostro sfortunato percorso purtroppo siamo incappati a diversi Direttori Provinciali dei Servizi Vari del Ministero dell'Economia delle Finanze, che rasentando l'abuso di potere non ci ha concesso di restituire somme che vanno dai 32.000 ai 51.000 Euro dilazionandoli in cinque anni. Nemmeno la rateizzazione! Lo Stato vuole, dopo aver truffato le carte, l’intera posta e subito!
Purtroppo, neanche l'intervento d’alcuni politici, dell'Avvocatura dello Stato, degli Uffici Scolastici Provinciali e Regionali – che già avevano dato inizio alla pratica con la trattenuta del V dello stipendio (circa 300 Euro al mese) con lo stipendio di dicembre 2008 – è riuscita a smuovere qualcosa: entro il mese d’aprile dovremmo versare in un'unica soluzione cifre che vanno dai 14.000 ai 22.000 Euro. Una catastrofe per le famiglie, proprio mentre si sbandiera che “per la crisi economica nessuno verrà lasciato a terra”.
Noi non possiamo essere “lasciati a terra”: già ci siamo.
Questa è la vicenda in estrema sintesi. Ora, sappiamo che i più penalizzati dall’ attuale politica di tagli saranno i precari, ma noi ATA e ITP ex EE.LL. siamo quasi al loro stesso livello; loro ultimi, noi penultimi. Magari non rischiamo il posto: per noi, come per loro, lo sfruttamento e le ingiustizie sono una realtà con la quale dovremo fare i conti fino alla pensione, e anche oltre.
Sembra paradossale: lavoratori statali di ruolo, i garantiti per antonomasia, hanno subito questa sorte di “precarizzazione”.
Non si tratta di un’analogia puramente retorica: i precari della scuola sono coloro che non hanno diritto, finché non entrano in ruolo, alla ricostruzione di carriera con conseguente diritto all’anzianità di servizio; è esattamente quello che è successo ad ATA e ITP ex EELL!
Anzi, se vogliamo, per certi aspetti abbiamo addirittura diritto ad una minor considerazione, perché è di pochi mesi fa la notizia di una sentenza della Corte di Giustizia Europea, che si spera farà giurisprudenza, che sancisce la parità di diritti dei precari rispetto al personale di ruolo.
Noi questa parità di trattamento ce la sogniamo da 10 anni e siamo costretti a sperare che la giustizia europea sappia fare quello che la magistratura italiana non ha voluto o saputo fare (dopo anni finalmente il tribunale di Milano ha chiesto la pronuncia dell’Alta Corte di Giustizia Europea sulla nostra vicenda).
VI CHIEDIAMO DI AIUTARCI A FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE PERCHE’ NEL MONDO DELLA SCUOLA ITALIANA ESISTONO PURTROPPO ANCHE QUESTE REALTA’
I nostri blog : http://blog.libero.it/entilocali/ __ http://angolo-ata.blogspot.com
X Il Coordinamento Nazionale ATA e ITP ex EELL
Vincenzo Lo Verso
Crema, 20 Aprile 2009
- Cuanta Pasiòn Giulia Alberico Roma, 2009-02-27 - submitted by Elena Chiavini — 1 comment(s)
-
un ritratto della scuola pubblica italiana ai giorni nostri
La scorsa settimana ho trovato in libreria un libro che mi ha incuriosito.
Si chiama Cuanta Pasiòn, come la canzone di Paolo Conte, è di Giulia Alberico, ex professoressa di lettere che racconta le sue avventure disavventure dietro la cattedra di un liceo romano.
A dire la verità, all'inizio ero un po' scettica...un libro sulla scuola, romanzetto summa delle solite lamentele tipiche della sala professori... ma poi..mi ha sorpresa l'umanità e l'ironia con cui si racconta questo "mestiere non mestiere".
Lo consiglio, soprattutto ai nostalgici dei banchi di scuola, e a quelli che rinfacciano ai professori le colpe di una società tutta da rifare e di una generazione senza valori...
- ESSERE SCUOLA, FAMIGLIA, COMUNITA’ E…VALUTARE NEL TERZO MILLENNIO Forlì, 2009-02-02 - submitted by Coordinamento Forlivese dei Docenti della Scuola Statale e Centro Didattico Romagnolo — 0 comment(s)
-
INCONTRO PUBBLICO
13 Febbraio 2009 alle ore 17.00
nella sala adiacente al Centro Didattico Romagnolo
In Via Monteverdi a Forlì
Coordinamento Forlivese dei Docenti della Scuola Statale
e Centro Didattico Romagnolo
Col patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Educative e Formative
del Comune di FORLI’ESSERE SCUOLA, FAMIGLIA, COMUNITA’
E…VALUTARE NEL TERZO MILLENNIO
Parliamone con la Professoressa Gabriella Giornelli
insegnante di Educazione Linguistica, scrittrice, ricercatrice e formatrice presso i Centri di Documentazione dell'Emilia Romagna
Interverranno come testimoni le/gli insegnanti:
Gianni Cerasoli | Claudia Fanti | Carla Lamponi
…e chi vorrà prendere la parola: genitori, dirigenti, docenti, cittadini/e interessati al mondo dell’educazione/ istruzione.
INCONTRO PUBBLICO
13 Febbraio 2009 alle ore 17.00
nella sala adiacente al Centro Didattico Romagnolo
In Via Monteverdi a Forlì - Salvare l'istruzione artistica Palermo, 2008-11-06 - submitted by Franco Reina — 0 comment(s)
-
E' in corso la costituzione di una rete nazionale dell'istruzione artistica (Licei artistici, Istituti d'arte). http://salvaistruzioneartistica.blogspot.com/
E' in corso la costituzione di una rete nazionale dell'istruzione artistica (Licei artistici, Istituti d'arte). Gli Istituti artistici, da Palermo a Venezia, si stanno unendo per raggiungere i seguenti obiettivi: 1 - comunicare al paese, attraverso tutti i mezzi, come il Governo intende "migliorare " la qualità dell'istruzione artistica attraverso la riduzione oraria scellerata di 8/10 ore settimanali (da 42 ore in media a 32 ore) vedi piano programmatico art.64 legge 133. Quindi bloccare quest'atto vandalico. 2 - Organizzare al più presto un convegno nazionale dell'Istruzione artistica, aperto alle Accademie di Belle Arti, che abbia come oggetto: proposta per una VERA riforma.
Vi segnalo quindi, per saperne molto di più: http://salvaistruzioneartistica.blogspot.com/
- IL FANNULLONE Benevento, 2008-07-27 - submitted by g — 0 comment(s) —
-
Renato Brunetta? Peggio di lui Dell'Utri, Mastella, Veltroni, Di Pietro, Pannella
http://www.cgilscuolabenevento.it/news/documenti08/268_brunetta.pdf
2008-06-12 13:26
Parlamento Ue: Brunetta assenteista
Peggio di lui Dell'Utri, Mastella, Veltroni, Di Pietro, Pannella
Parlamento Ue: Brunetta assenteista (ANSA) -TRIESTE, 12 GIU - Renato Brunetta, che ha annunciato battaglia contro i fannulloni nella P.A, e' stato tra gli europarlamentari italiani piu' assenteisti. Lo sottolinea il Piccolo di Trieste, che cita il sito web radicale Fai notizia, secondo cui il ministro si piazza al 611/mo posto come presenze tra gli europarlamentari, con una percentuale del 48,21%.
Indici di partecipazione minori sono stati raggiunti da Pannella (47,14%), Di Pietro (44,29%), Veltroni (41,79%), Mastella (40%) e Dell'Utri (14,64%).
- Scuola, per i corsi di recupero ora arriva il "prof a chiamata" Torino, 2008-07-06 - submitted by Marco Donati — 0 comment(s) —
-
Sono docenti in pensione e anche neolaureati a caccia di un lavoretto estivo. Stesso ruolo ma non stessa paga, denunciano i sindacati
La Repubblica - Ed. Torino - domenica 6 luglio 2008
Maturità senza quadri, processione nelle segreterie
di FEDERICA CRAVERO
Ci sono i professori in pensione, che tornano in cattedra per arrotondare o per nostalgia. Ci sono i neolaureati a caccia di un lavoretto estivo. Ci sono i precari che ne approfittano per continuare a lavorare nonostante il contratto sia finito a giugno. E poi ci sono le cooperative, che hanno fiutato nuovi appalti. Tante figure per uno stesso ruolo: tenere i corsi di recupero nelle superiori per i ragazzi che nello scrutinio di fine anno sono stati «sospesi dal giudizio» in una o più materie, ovvero rimandati a settembre, come si diceva una volta, che in Piemonte sono stati il 23,33 per cento degli alunni scrutinati, in tutto 121.186 studenti. Non sempre, infatti, le scuole riescono a gestire le attività di recupero, che nella maggior parte degli istituti terminano il 20 luglio, con il personale interno. Ecco allora la necessità di reperire nuovi insegnanti, a discrezione del preside. Stesso ruolo ma non stessa paga, denunciano i sindacati. Se infatti un docente dell´istituto per l´attività extra dei corsi di recupero percepisce 50 euro lordi all´ora, come da contratto nazionale, per gli altri il pagamento è a discrezione del preside e generalmente è al ribasso. Soprattutto la tendenza a pagare meno si registra con i neolaureati, pagati spesso la metà degli altri, mentre in molti casi le scuole danno agli insegnanti in pensione la stessa cifra che ai loro docenti. «Pagare meno gli esterni non è di per sé illegale - afferma Igor Piotto, segretario della Cgil-Flc - ma è immorale perché crea una situazione di disparità e soprattutto pone delle domande importanti quando si introducono forme di intermediazione del lavoro». Un caso è quello dell´istituto agrario Dalmasso di Pianezza: «Lì per fornire insegnanti per i corsi estivi è stato dato l´appalto alla onlus La casa del sorriso, che paga i suoi docenti 15 euro all´ora con un contratto di prestazione d´opera - afferma Sergio Pomesano, della Cgil-Flc - Sarà un scelta dettata da ragioni di fondi, perché non tutti gli istituti hanno già ottenuto i finanziamenti. Ma si potevano ridurre le ore dei corsi da 15 a 10-12, salvaguardando la professionalità e la dignità del lavoro, invece di tagliare sulla retribuzione».
Ma il sospetto è che addirittura vi siano insegnanti precari che hanno terminato il loro incarico a fine giugno che, pur di compiacere il preside per assicurarsi la supplenza dell´anno successivo, stiano lavorando in nero a costo zero. D´altra parte per i precari lavorare a luglio per più di cinque giorni significa perdere il diritto al sussidio di disoccupazione di 800 euro e in pochi sono disposti al sacrificio. In realtà questa situazione tocca il 6,24 per cento dei casi in tutto il Piemonte, visto che i professori interni sono 93,76 per cento, come confermano i dati dell´ufficio regionale del Miur. Ma in realtà poi la situazione varia da scuola a scuola e in alcune metà degli interni non si è reso disponibile per ragioni personali o perché impegnato con la maturità.
E proprio gli esami di stato che si stanno concludendo in questi giorni hanno già dato vita alle prime processioni in segreteria per ritirare il certificato con il proprio voto, visto che da quest´anno sui tabelloni esposti compare, per la privacy, solo la dicitura «diplomato» o «non diplomato». - Progetto "il tempo" milano, 2008-06-09 - submitted by Marco Donati — 0 comment(s)
-
Una dimostrazione di come le sovrastrutture degli adulti, spesso, limitano la libertà di pensiero dei bambini
Guardo il tempo e non lo vedo, lo guardo lungamente e non lo vedo: vedo solo gli a lberi che si piegano. Un progetto svolto in una scuola elementare che dimostra che il dialogo come spazio aperto è fonte inesauribile di ricerca costruttore di conoscenza. Visibile su www.blogscuola.it/tv
- E quando la bella addormentata si svegliò... Genova, 2008-06-09 - submitted by Paolo Malerba — 0 comment(s) —
-
E quando la bella addormentata si svegliò era ormai troppo tardi. Aveva dormito per anni di un sonno tranquillo e senza sogni. La nostra favola, però, è diversa dalle altre, non finisce bene: pochi, molto pochi, vissero felici e contenti
E quando la bella addormentata si svegliò era ormai troppo tardi. Aveva dormito per anni di un sonno tranquillo e senza sogni. La nostra favola, però, è diversa dalle altre, non finisce bene: pochi, molto pochi, vissero felici e contenti.
Ma chi è questa bella addormentata di cui narriamo nella nostra fiaba? - “E’ la categoria dei docenti” - direte tutti in coro! Quelli della scuola pubblica che, come l’orchestra del Titanic suonava, mentre la nave affondava.
- “Affanniamoci” – qualcuno diceva – “Ci sono gli scrutini, le schede e poi gli esami…”.- Qualcun altro, più attento, si lamentava – “ … ma stiamo imbarcando acqua! Così affonderemo !” – “Ma no, non ti agitare” – dicevano i primi – “Il Titanic, lo sai, è inaffondabile. E poi tu sei di ruolo, non sei tu a doverti preoccupare”.
La bella addormentata sembrava narcotizzata, tutto intorno a lei, drammaticamente cambiava, e lei non si accorgeva di nulla, per anni l’avevano tranquillizzata.
- “ Dormi, dormi. Anche tu passerai di ruolo, siamo stati tutti precari, poi passerà…” – dicevano suadenti i sindacati. E mentre dicevano questo, come il gatto e la volpe di un’altra fiaba che ricorderete, firmavano contratti perché tutto restasse così com’era.
- “Ma allora “ - direte voi, cari bambini - ” chi sono coloro che vissero felici e contenti?” – Sono i ricchi e i potenti, perché con l’ignoranza di un popolo divennero sempre più gonfi e spavaldi.
Svegliatevi colleghi e svegliate quelli che ancora dormono, precari e di ruolo, prima che davvero sia troppo tardi.Vostro Paolo Malerba
- Precari scuola e corsi di recupero: un'assurdità nell'assurdità Rivarolo Canavese - TO, 2008-06-09 - submitted by Simona Enrietti — 0 comment(s) —
-
Al precario già in vacanza o impegnato in un altro lavoro, o semplicemente ritornato al paesello natio all’altro capo dello stivale è richiesto di ripresentarsi presso la sua ex-scuola per preparare le prove e valutarle in uno scrutinio extra.
http://www2.tecnicadellascuola.it/index.php?id=22741&action=view&c
di Cub Scuola
Alcuni insegnanti precari dell'Istituto d’Istruzione Superiore “Aldo Moro” di Rivarolo Canavese si pongono un problema, l’ennesimo, che riguarda l’organizzazione del lavoro nella scuola.
Un’Ordinanza Ministeriale emessa a novembre impone di sospendere il giudizio sugli allievi non sufficienti a fine anno e di scrutinarli nuovamente entro il 31 agosto.
Peccato che la scuola sia in gran parte composta di precari con contratto in scadenza al 30 giugno.
Al precario già in vacanza o impegnato in un altro lavoro, o semplicemente ritornato al paesello natio all’altro capo dello stivale è richiesto di ripresentarsi presso la sua ex-scuola per preparare le prove e valutarle in uno scrutinio extra.
Contratto giornaliero come per i raccoglitori stagionali di frutta e verdura (del resto raccoglie i “frutti” del lavoro estivo degli allievi).
E’ tenuto a presentarsi?
A leggere l’ordinanza sembrerebbe di sì; ma secondo il contratto dei lavoratori certamente no.
Come (quasi) sempre, la soluzione è affidata al buon senso dei lavoratori della scuola, che spesso riesce a compensare quello che manca ai legiferatori della Stessa.
Per ora i precari del “Moro” hanno sollevato il problema con la Cub Scuola di
Torino.
Che rompiscatole! Non possono inviare semplicemente un certificato medico come i tanti che arriveranno nei giorni dell’Esame di Stato? Dove credono di essere? Non certo in Italia.
Per le colleghe ed i colleghi dell'Istituto d’Istruzione Superiore “Aldo Moro” di Rivarolo Canavese
Simona Enrietti - I precari pagheranno il taglio dell'ICI!!!!!!!!!!!!!!!!!! Italia, 2008-06-09 - submitted by g. — 0 comment(s) —
-
Colpi di “mannaia” sulla scuola
http://www.flcgil.it/notizie/rassegna_stampa/2008/
09-06-2008
di Lorena Loiacono
Colpi di “mannaia” sulla scuola. E’ arrivata, nonostante la stagione di accese proteste, la circolare ministeriale 9242 relativa ai tagli sull’organico di fatto che, a partire dal prossimo settembre, riguarderanno complessivamente oltre 10 mila cattedre, escluso il sostegno. Un primo anticipo della mattanza, prevista dalla Finanziaria 2008, è giunto all’inizio di febbraio quando più di 6 mila cattedre vennero tagliate dall’organico di diritto rimandando a giugno la seconda tranche dei tagli, quelli sull’organico di fatto, per altre 4 mila cattedre, resa nota dalla circolare firmata il 4 giugno e giunta agli uffici scolastici regionali il giorno seguente.«Da febbraio ad oggi abbiamo contestato aspramente i tagli sull’organico - spiega Enrico Panini, segretario generale Cgil scuola - soprattutto nelle regioni maggiormente colpite come la Sicilia che perde 2521 cattedre, la Sardegna 1281, la Campania 3213 e la Calabria 1655, senza contare che nelle regioni del nord l’organico è stato praticamente bloccato anche se gli studenti sono in crescita».
Ma, nonostante le numerose proteste in previsione di classi con 30 alunni di media e di supplenti senza cattedra, il ministero va avanti presentando il “doppio taglio”, per raggiungere quota 10 mila, e non finisce qui: «Prevediamo che entro la fine del mese arrivino ulteriori tagli sulla scuola - aggiunge Panini - il prossimo Dpef, relativo all’esenzione dall’Ici ed alla detassazione degli straordinari, potrebbe portare infatti spiacevoli conseguenze anche sugli organici. E così si arriverà al terzo taglio».(ass)
- Un’estate e soprattutto un autunno caldissimo Genova, 2008-06-08 - submitted by Costituente Comitato Precari Liguria — 0 comment(s) —
-
IlSussidiario.net riporta un’affermazione tratta dal dossier dell’Agesc (associazione genitori scuole cattoliche) presentato, tempo fa, come promemoria per i lavori di preparazione dell’ultima finanziaria (vedi OrizzonteScuola)
IlSussidiario.net riporta un’affermazione tratta dal dossier dell’Agesc (associazione genitori scuole cattoliche) presentato, tempo fa, come promemoria per i lavori di preparazione dell’ultima finanziaria (vedi OrizzonteScuola) .
Per l’associazione lo Stato italiano dovrebbe spendere più di sei miliardi di euro se tutti gli iscritti alle scuole private dovessero da oggi a domani passare alle scuole statali:
“Al momento lo Stato spende per le scuole private qualcosa come 500 milioni di euro circa, e intanto ne risparmia sei miliardi per il semplice fatto che le scuole private esistono. Il guadagno netto, se così si può dire, è di cinque miliardi e mezzo.”
Ci verrebbe da scomodare Marx parlando di plusvalore, ma poi verremmo tacciati di comunismo, ma comunisti non siamo, e poi considerato i tempi che corrono preferiamo ricorrere alla più condivisa logica e al buon senso comune.
Non sappiamo su due piedi quantificare il risparmio, ma per semplificare la questione ce ne stiamo. Non vogliamo, per ora, entrare nemmeno nel merito se il servizio erogato sia lo stesso, lo faremo prima o poi.
Ribaltiamo la questione: le scuole private costano sei miliardi di meno rispetto alle scuole pubbliche, come mai?
Sicuramente nel risparmio inciderà il costo del personale: un docente di scuola media superiore con il contratto privato percepisce uno stipendio minore di mille euro mentre un parigrado nello Stato ne percepisce meno di mille e trecento.
Sono sicuramente entrambi stipendi da soglia di povertà ma il primo docente se dovesse vivere con il solo stipendio farebbe inequivocabilmente la fame.
Stride constatare l’indifferenza dell’associazionismo cattolico davanti ad un così evidente sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Ci viene da pensare al solito atteggiamento ipocrita del not in my backyard. Ecco che ribaltando semplicemente la situazione i sei miliardi di risparmio diventano un pesantissimo J’accuse nei confronti delle istituzioni scolastiche private.
E’ spontaneo chiedersi dove fossero le O.O.S.S. quando accettavano di firmare contratti di questa fatta.
Forse pensavano che prima o poi i contratti si sarebbero equilibrati verso l’alto, ma quello che ci pare si invochi oggi è esattamente il contrario.
Anche lo Stato non è esente da questo atteggiamento ipocrita e per risparmiare sulla pelle dei più deboli ricorre pesantemente al precariato.
Si avvertono lor signori, stato e chiesa, che la festa è finita e che i precari non stanno più al gioco! Si prepara un’estate e soprattutto un autunno caldissimo - Recensioni: G. Israel, "Chi sono i nemici della scienza?" milano, 2008-06-08 - submitted by Red — 0 comment(s)
-
...archiviare con ignominia la pedagogia prevalsa negli ultimi lustri in Italia – e non solo –, i folli criteri valutativi, i programmi e l'organizzazione dell'istruzione che ha caratterizzato il periodo che va dal ministro Berlinguer a Fioroni, passando
Scritto da Marco Cavallotti da www.legnostorto.com
sabato 17 maggio 2008
Giorgio Israel
Chi sono gli odiatori della Scienza?
Torino 2008, ed. Lindau
A volte, leggendo certi libri, sembra di riscoprire verità e propositi che hanno sempre fatto parte del nostro bagaglio intellettuale e culturale, ma che, sotto l'onda dei luoghi comuni, delle tesi prevalenti d'altro segno, dei teoremi insensati ma ripetuti fino a diventare "abituali" e dunque accettabili, erano stati messi da parte.
Può ottenere questi risultati desolanti la diffusione sistematica e martellante di idee anche sbagliate e pericolose, quando il coro dei media e dei compagni di mutuo elogio ed sostegno intonino i loro "osanna" ed i loro "crucifige"
Leggendo il libro di Giorgio Israel, professore di Storia della Scienza, idee giuste ma sommerse dall'invadenza e dalla petulanza di pedagogisti ed "esperti" consulenti ministeriali ritornano a galla, dispiegano tutta la loro ragion d'essere, aiutano a confutare e ad archiviare con ignominia la pedagogia prevalsa negli ultimi lustri in Italia – e non solo –, i folli criteri valutativi, i programmi e l'organizzazione dell'istruzione che ha caratterizzato il periodo che va dal ministro Berlinguer a Fioroni, passando anche per la Moratti: tutti coinvolti più o meno consapevolmente in un programma politico-ideologico volto alla riforma della scuola e dell'università delle quali vediamo ora i risultati. Nessuno di loro, anche se militante di parte non certo comunista, ha saputo cambiar rotta alla nave pletorica a sbandata della nostra Istruzione. Ci consola constatare che chi ricordasse il Quaderno redatto nel 2004 da Il Legno Storto, raccogliendo i contributi di molti forumisti su scuola e università, avrà, sfogliandolo, la sensazione di essere ritornato finalmente a casa.
In questo contesto, come ben evidenzia l'autore, si colloca anche la crisi più acuta nel disastro generale: la caduta verticale della cultura scientifica nei nostri giovani. Più acuta non tanto perché più gravi che in altre aree disciplinari sia l'impreparazione dei nostri giovani, ma perché in anni di sfida globale si tende ad attribuire alla formazione scientifica e tecnologica un ruolo particolarmente importante per la crescita economica. La scienza, dunque, in primo piano: o meglio, quel che ne resta dopo che sembra sia prevalsa l'idea che le scienze e le matematiche debbano passare da esercizio ed avventura dello spirito, profondamente educativo e formativo, ad apprendimento il meno faticoso possibile di tecniche, "abilità" e "competenze": magari apprese in un processo in cui si suppone che il giovane platonicamente goda di scienza infusa, e debba trovare da solo, dentro di sé, dimostrazioni di teoremi, metodi e procedure, e assegnando al docente, nella migliore delle ipotesi, il ruolo del maieuta, e nelle peggiore – ed assai più corrente –, quella dell'agevolatore e del facilitatore perché comunque non si compia troppo sforzo nell'imparare.
Israel non manca di sottolineare che il problema vien da lontano, con la svolta profonda impressa alla storia della cultura italiana da personalità come Croce, con la sua incapacità di comprendere il senso profondo della scienza e della matematica in particolare, visto che la privava, nelle sue tesi filosofiche, di ogni utilità per la comprensione della realtà. Ma in fondo Croce riassumeva e rappresentava con capacità straordinaria e fascino particolare larga parte della cultura italiana dell'inizio del XX secolo, avviata su una strada, quella del tardo idealismo, che in fondo la porterà ad occupare uno spazio piuttosto eccentrico – Israel dice senza mezzi termini "provinciale" – nel dibattito internazionale più consapevole sul senso e sul significato profondo della scienza moderna. Una provincializzazione ed una marginalizzazione accresciute dalle leggi razziali, e dall'allontanamento di molti scienziati "colpevoli" di essere ebrei, ovviamente.
Il nostro storico della scienza continua poi rilevando come, dopo la guerra, gran parte della Sinistra e in particolare degli intellettuali e degli scienziati comunisti abbiano assorbito e fatti propri, di Croce, proprio gli aspetti più datati del suo idealismo, ignorandone e combattendone invece il grande messaggio liberale e civile. Così l'opera, della quale erano state poste le premesse prima della guerra, si concretizzò e si radicalizzò dopo. Eppure, con l'unità d'Italia e anche ben addentro negli anni del fascismo, grazie anche alla visione sostanzialmente aperta e "pratica" di Giovanni Gentile, la cultura scientifica italiana aveva raggiunto ottimi livelli, e la filosofia della scienza, con i suoi grandi problemi, e con il suo approccio "umanistico" e filosofico alla ricerca, con la sua dimensione solo parzialmente e a volte marginalmente "tecnica", aveva avuto un ruolo importante ed era stata uno dei pilastri su cui molti studiosi avrebbero voluto appoggiare la crescita della cultura nazionale.
Ma gli spunti di questo lavoro che, malgrado la complessità di certi passaggi e di certi argomenti, si legge con gusto e senza sforzo perché costruito in maniera agile e spesso sulla base di esperienze personalmente vissute dall'autore, sono assai numerosi: da una chiara disanima del "disastro educativo" al quale siamo pervenuti; al ruolo deleterio assunto da una sinistra che, intendendo portare la cultura al popolo, lo ha portato a una catastrofica ignoranza ed alla demolizione della scuola pubblica; al ruolo svolto da quei numerosi intellettuali che cercarono di adattare e forzare la materia delle loro ricerche ai dogmi del materialismo dialettico, e si accorsero solo assai tardi dell'inutilità e della vacuità di tanto sforzo; ad una feroce descrizione della degenerazione progressiva della cultura della divulgazione, con il suo vacuo oscillare fra la deriva verso il "misterioso" e l'inesplicabile – con il progressivo rifuggire dalla razionalità –, ed uno scientismo che par discendere dal peggiore positivismo: superficiale, senza spessore e senza prospettive. E poi ci si chiede perché le scienze – dopo averle messe tanto spesso in burletta – interessino sempre meno i nostri giovani.
Insomma, è un libro da leggere, da far leggere e da discutere. Potrebbe perfino esser letto da qualche personalità politica davvero in grado di far qualcosa per salvare il salvabile e per cambiar rotta nelle nostre scuole pubbliche e nelle università…
- La Chiesa benedice l’Italia di Berlusconi Roma, 2008-06-07 - submitted by Marco Donati — 0 comment(s)
-
Oggi l’ultimo uomo della provvidenza di una lunga e non felice serie, Berlusconi, viene ricevuto dal papa. Sarà un trionfo mediatico, una messa cantata su tutte le reti.
IL VENERDI DI REPUBBLICA - 6 GIUGNO 2008 - pag. 13
"Contro mano" di Curzio MalteseChe ve ne sembra dell’Italia? E’ un Paese più diviso e insicuro come appare dalle cronache, oppure è una nazione serena e gioiosa, che guarda al futuro con allegria? Dipende. Dai giorni, dai mesi. Ma soprattutto da chi ha vinto le elezioni il mese scorso. Questa almeno è la visione delle cose di papa Benedetto XVI, dei cardinali Bertone e Bagnasco, segretario di Stato e presidente dei vescovi italiani. Per la verità, anche della Confindustria.
Stavolta s’è capito finalmente da quale parte stanno i poteri forti. Ma torniamo al Vaticano e al papa. Fino ad aprile, secondo l’agenda politica vaticana, in Italia non c’era nulla che andasse bene o almeno non malissimo. Famiglie alla fame, caos sociale, degrado nella capitale e rovina nel resto del Paese. Poi di colpo le nuvole si sono squarciate nei cieli d’Italia ed è comparso Lui. Non proprio quel Lui, ma uno comunque mandato dalla provvidenza, Silvio Berlusconi. Tutto è cambiato e oggi le gerarchie vaticane intonano un salmo che assomiglia alla Vie en rose.
Qualche laicista incarognito potrà continuare a sostenere che l’italia non sembra davvero alla vigilia di un’età aurea e magari citare a sostegno i dati dell’economia. Ma chi crede non si farà scalfire dalla propaganda demoniaca. Comunque, dal punto di vista del Vaticano, si può senz’altro guardare al futuro con ottimismo. L’ultimo governo Berlusconi aveva concesso moltissimi privilegi alla Chiesa, in materia di fisco e finanziamenti a scuola e sanità, senza contare il favore dell’assunzione con falsi concorsi di 15000 insegnanti di religione. Il Berlusconi quater promette altrettanto, se non di più. Il personaggio in sè non sarà un modello di virtù cristiana, ma nei fatti è disposto a concedere assai più vantaggi di quanto la Chiesa non ne abbia mai ottenuti dai devotissimi De Gasperi e Romano Prodi. Quindi è benedetto da Benedetto XVI. Forse non unto dal Signore, ma dal papa e dai vescovi sì.
Tutti i salmi finiscono in gloria. Aspettiamoci con serenità una pioggia di aiuti di Stato alla religione, altri finanziamenti alla scuola e alla sanità cattoliche, compensati da tagli alla scuola e alla sanità pubbliche. L’Europa protesterà un pò, ma stavolta non se ne darà notizia. Oggi l’ultimo uomo della provvidenza di una lunga e non felice serie, Berlusconi, viene ricevuto dal papa. Sarà un trionfo mediatico, una messa cantata su tutte le reti. Ai pochi laici sopravvissuti è consigliabile un weekend fuori porta a Madrid o a Barcellona. Con i voli low cost si spende meno che a Fregene o a Santa Margherita e per un paio di giorni ci s’illude di vivere davvero nel 2008. - Sui debiti il ministro ha agito bene, valorizzando l’autonomia scolastica milano, 2008-06-07 - submitted by Red — 0 comment(s) —
-
Quindi l'anno scolastico si chiuderà come programmato!
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=2625
Il mondo della scuola si aspettava che il nuovo ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini una posizione la prendesse a riguardo della delicata questione delle attività di recupero dei debiti scolastici. Molti si auguravano che fosse un vero e proprio ribaltamento della situazione, visto che l'ordinanza Fioroni non funziona e mette le scuole a rischio di implosione.
Invece il primo intervento del Ministero è stato improntato a concretezza e realismo, in quanto con tutta probabilità il ministro si è reso conto che fermare un treno in corsa sarebbe stato ancor più catastrofico che lasciare che l'anno si concludesse alla bell’e peggio nel modo con cui le scuole hanno programmato.Quindi l'anno scolastico si chiuderà come programmato! Bene ha fatto il ministro a non prescrivere nulla alle scuole, ma ad affidarsi alla loro autonomia, assicurando alle iniziative di recupero circa 250 milioni di euro, una somma se non sufficiente almeno significativa. Questo non significa che l'anno scolastico si concluderà senza problemi, anzi rimangono del tutto aperte le gravi questioni già evidenziate nel corso dell'anno, come la inefficacia di una modalità di recupero che privilegia il lavoro di gruppo all'intervento ad personam, o come una organizzazione delle attività che mette a rischio l'inizio del nuovo anno scolastico.
Affidando all'autonomia delle scuole la responsabilità di decidere e di prendere iniziativa il ministro ha voluto dare una indicazione chiara, quella che la didattica e la valutazione appartengono alla libertà di chi fa scuola: si tratta quindi di una chiamata alla responsabilità, una responsabilità non solo esecutiva, ma ancor prima di impostazione del lavoro scolastico.
È auspicabile che questo modo di procedere non sia dettato dall'urgenza, ma rappresenti la novità del ministero Gelmini, ossia che non sia più il ministro a dire che cosa un insegnante debba fare nella sua classe, ma che sia l'insegnante a prendersi la libertà di agire, così che in un sistema di vera autonomia e di parità scolastica chi ha la capacità di affrontare i problemi e di risolverli possa da una parte essere valorizzato, dall'altra contribuire al miglioramento della qualità dell'offerta scolastica.
È in questa direzione che risulta interessante l'osservazione del Ministero sul fatto che a riguardo del problema dei debiti scolastici si dovrà «procedere ad un'ampia riflessione sulle criticità emerse nel corrente anno e rilevate anche dal monitoraggio in atto» e che «le eventuali ipotesi emendative saranno poi oggetto di confronto con le organizzazioni sindacali di categoria, le associazioni professionali, le associazioni dei genitori, le consulte e le associazioni degli studenti».Infatti non sarà il ministero a trovare il modo per affrontare efficacemente il problema, ma saranno i docenti nella loro libertà di iniziativa a trovare nuove forme di recupero che portino gli studenti ad imparare realmente ciò che è utile alla loro crescita umana e culturale. Allora spetterà al Ministero valorizzare i tentativi più efficaci!
(Gianni Mereghetti) - Scuole cattoliche, legge 40 e la benedizione vaticana Città del Vaticano, 2008-06-07 - submitted by Roberto Monteforte — 0 comment(s)
-
La benedizione c’è stata. Come pure la genuflessione . Può essere soddisfatto Silvio Berlusconi dell’udienza di ieri con papa Benedetto XVI con tanto di baciamano.
L'Unità - sabato 7 giugno 2008
di Roberto Monteforte
Città del Vaticano - La benedizione c’è stata. Come pure la genuflessione . Può essere soddisfatto Silvio Berlusconi dell’udienza di ieri con papa Benedetto XVI con tanto di baciamano. Si può sentire rassicurato papa Ratzinger e il suo stretto collaboratore, il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, che hanno deciso di puntare sulla «carta Berlusconi» e sul «nuovo corso» politico maturato con il dopo voto. Se stabilità, governabilità e dialogo tra maggioranza e opposizione «nell’interesse superiore del paese» sono la cornice fondamentale indicati dalla Chiesa e dallo stesso pontefice per risollevare il Paese dalla sua crisi, allora pare proprio che il governo di centrodestra si sia accredidato come sponda affidabile e ancora più robusta dopo il responso elettorale.
Non solo per le opportunità che offrirebbe il «nuovo clima» politico. L’apertura di credito è anche sui contenuti, su temi come la difesa della vita e la dignità della persona, sulle risposte concrete da dare alle domande delle della famiglie e all’emergenza educativa, che consentano di garantire un futuro alle giovani generazioni, compresi quegli stanziamenti a favore delle scuole cattoliche, sui temi etici e sulla possibilità di coniugare sicurezza e risposte rispettose della dignità delle persone anche al fenomeno dell’immigrazione.
Il presidente del Consiglio pare accettare la sfida. Mostra la sua disponibilità ad affrontare l’agenda fitta e impegnativa indicata da Benedetto XVI nel suo discorso alla recente assemblea dei vescovi italiani. Un discorso che deve essere stato studiato a fondo dallo staff di Palazzo Chigi. Se aveva già anticipato una sua disponibilità nell’inusuale intervista congiunta concessa a «Radio Vaticana» e all’«Osservatore Romano» che ha spianato la strada all’incontro di ieri, l’ha ribadita nell’intervista resa ieri mattina alla «sua emittente», «Canale 5». «L’atteggiamento del governo - afferma - non può che compiacere il Pontefice e la sua Chiesa». È un impegno preciso.
La conferma arriva poco dopo. Nella mezz’ora abbondante di colloquio di Silvio Berlusconi, assistito da Gianni Letta, con Benedetto XVI nella Biblioteca privata del pontefice. Definito «lungo e cordialissimo» da una nota Palazzo Chigi e più sobriamente «cordiale» la «nota vaticana». Offre la disponilità del governo il premier. Lo farà anche nell’incontro tra la delegazione italiana e quella vaticana guidata dal segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone. Un’altra quarantina di minuti per affrontare in modo più approfondito per «un giro d’orizzonti» sui temi. Vi è piena identità di vedute tra l’Italia e la Santa Sede e non solo sui nodi di politica estera (dal Medio Oriente al Libano, alla Cina e alla Russia sino all’emergenza alimentare e al sostegno ai paesi più deboli). Quello che Berlusconi ribadisce è il forte apprezzamento per «il contributo della Chiesa cattolica alla vita del paese» e per la «costruttiva collaborazione» bilaterale e a livello europeo, per il suo contributo «nella sua azione sul piano interno e internazionale ai valori di libertà e tolleranza ed alla sacralità della persona umana e della famiglia». Parole suadenti e rassicuranti, pronunciate tra sorrisi e cordialità che devono essere state apprezzate in Vaticano. Ma i punti fermi restano, compresa quella richiesta di coniugare tolleranza e rispetto della persona umana e della vita. Che per la Chiesa vuole dire sicuramente politiche a sostegno della vita e contro l’aborto, ma anche porsi il tema dell’immigrazione garantendo adeguate politiche dell’accoglienza e dell’integrazione, senza imbracciare il fucile. Questo vuole dire mettere da parte il reato di immigrazione clandestina. Si mostra disponibile il premier. Afferma di ritenerlo «impraticabile». È un gesto apprezzato.
Per definire le soluzioni concrete c’è tempo. Soprattutto perché il governo si presenta solido. Dà l’idea di durare. Sui temi che richiamano il «bene comune» può contare sull’appoggio dell’opposizione. E si presenta pronto ad accogliere le sollecitazioni della Chiesa.
Come ha ribadito il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco quello che conta davvero e su cui si giudica un governo, «sono i frutti». Le risposte concrete che vengono date. Per ora vi è la benedizione del Papa e della Chiesa e il governo Berlusconi incassa. Si vedrà se arriveranno e quando il «quoziente familiare» e gli altri aiuti alle famiglie, le decisioni a favore della vita, lo stop a quelle misure come le linee guida sulla legge 40 sulla fecondazione assistita della Turco, ritenute eticamente sensibili e quei finanziamenti alle scuole cattoliche esplicitamente richiesti dal Papa. Per ora Berlusconi assicura «la volontà di continuare la costruttiva cooperazione» tra Santa Sede e Italia.


