EUROPA/MONDO
Milano,
2007-10-26
Equità e efficienza ai tempi di Fioroni
Il 26 ottobre ho partecipato al convegno “Dopo la L. 53/03, dove va la nostra scuola?” organizzato dal CESP di Padova. Quanto segue è la traccia più o meno aggiustata del mio intervento.
Il 26 ottobre ho partecipato al convegno “Dopo la L. 53/03, dove va la nostra scuola?” organizzato dal CESP di Padova. Quanto segue è la traccia più o meno aggiustata del mio intervento.
Introduzione
In
questo momento non è facile orientarsi tra i numerosi interventi
legislativi riguardanti la scuola che il Governo Prodi e il Ministro
Fioroni hanno messo in atto. Diversamente invece il Governo Berlusconi
e il Ministro Moratti hanno varato una riforma complessiva dell’intero
sistema scolastico molto chiara e di facile interpretazione.
La
riforma Moratti non è stata abrogata, ma solo qua e là modificata. È
più difficile quindi capire quale sia il progetto complessivo sulla
scuola che oggi l’attuale maggioranza vuole realizzare. Se il
riferimento non è più il programma elettorale, qual è allora la nuova
cornice?
Provare a dare una risposta a questa domanda non è un’impresa banale. Il mio è un tentativo.
Per cercare di venirne a capo ho scelto come riferimenti:
1. Commission
staff working document - Accompanying document to the Communication
from the Commission to the Council and to the European Parliament -
Efficiency and equity in European education and training systems
(08/09/06).
2. Comunicazione
della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo. Efficienza e
equità nei sistemi europei di istruzione e formazione.
(08/09/06).
3. Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente
(18/12/06).
4. Un importante documento della Commissione Europea sui sistemi educativi scritto da Nico Hirtt de l’école démotratique
(21/02/07).
5. Risoluzione del Parlamento europeo sull'efficienza e l'equità nei sistemi europei d'istruzione e formazione
(27/09/07).
La
scelta dei documenti non è casuale, sono tutti citati, tranne l’ultimo,
nell’articolo (4) di Hirtt. La risoluzione del Parlamento Europeo del
27/09/07 non è altro che l’ultimo anello della catena, un atto formale,
ma niente di nuovo rispetto agli altri.
A Genova nel novembre 2004 ( La Scuola che vogliamo) per la prima volta ho ascoltato Nico Hirtt. Poi ancora a Milano nel novembre 2006 (La Scuola come l’acqua) e ultimamente a Bologna nel giugno 2007 (Non dovremo ricominciare mica tutto da capo?).
In
tutte queste occasioni ho apprezzato molto la sua capacità di esporre
chiaramente concetti che apparentemente sembrano complessi. I suoi
interventi sono sempre di quelli che ti aprono la mente e allargano
l’orizzonte.
Cercherò quindi di collocare quello che sta accadendo oggi in Italia all’interno del quadro europeo.
Efficienza e equità nei sistemi europei di istruzione e formazione
La
Commissione sostiene che in tutta Europa viene data ormai un’importanza
sempre maggiore al miglioramento dell’efficienza nel settore
dell’istruzione e formazione, e sbaglia chi ritiene che efficienza e
equità siano obiettivi che si escludono a vicenda. Per evitare che i
sistemi di istruzione e formazione riproducano o addirittura accrescano
le iniquità esistenti, la Commissione vuole sviluppare politiche in cui
equità e efficienza si rafforzino reciprocamente.
Le premesse
possono essere anche condivisibili, ma bisogna capire cosa la
Commissione intende quando parla di“equità” e “efficienza”.
In
Italia la Scuola non veicola mobilità sociale e non permette di
superare le disuguaglianze e le disparità. I figli dei professionisti
faranno i professionisti e i figli degli operai faranno gli operai. È
vero che a scuola in linea di principio ci possono andare tutti/e,
nella realtà però questo non accade. La responsabilità non è solo della
Scuola, ma anche dello Stato. Studiare costa e non sempre i genitori
sono in grado di prevedere per quanto tempo potranno mantenere agli
studi i propri figli. Senza adeguate politiche che permettano a tutti/e
di raggiungere elevati livelli di istruzione il problema resterà
irrisolto.
Quattro sfide per l’educazione
La Commissione dichiara che sono quattro le sfide che l’educazione in Europa deve affrontare: la globalizzazione, la demografia, l’evoluzione del mercato del lavoro e la rivoluzione tecnologica.
La globalizzazione
La
Commissione ritiene che l’istruzione e la formazione siano
indispensabili per lo sviluppo della competitività delle imprese.
D’altra parte però la competizione economica mondiale impone agli Stati
Europei la riduzione sia della pressione fiscale che della spesa
pubblica.
La leva che muove tutto è sempre lo sviluppo
economico, l’obiettivo è sempre quello di Lisbona 2000: l’Europa deve
diventare la prima potenza economica del mondo globalizzato.
In
Italia le leggi finanziarie degli ultimi anni non hanno fatto altro che
prevedere tagli alla spesa pubblica e riduzione per le imprese della
pressione fiscale.
In particolare per la scuola la Finanziaria
2007 prevedeva il taglio di 43.000 posti nel 2007 e di 4.000 nel 2008.
Per il momento sono stati tagliati “solo” 14.000 posti, ma la
finanziaria 2008 prevede il taglio in 3 anni dei restanti 33.000, il
taglio di altri 2.000 posti nel 2008 e il blocco del numero degli
insegnanti di sostegno, che ultimamente cresceva con la media di 3.000
unità all’anno. Se si aumenta il numero di alunni per classe o si
riduce il numero di insegnanti di sostegno, di sicuro si risparmia, ma
dequalificando la scuola senza garantire pari opportunità a tutti/e.
La demografia
Secondo
la Commissione l’invecchiamento della popolazione europea, se non si
interviene, comporterà per l’economia nei prossimi anni una perdita in
produttività. Pertanto i lavoratori dovranno rimanere attivi più a
lungo e dovrà essere ridotto il tasso di inattività dei giovani
elevando il livello della loro professionalità. Maggior cura dovrà
esserci nel passaggio dal mondo della scuola a quello del lavoro, senza
però prolungare esageratamente la durata degli studi. Tutto deve essere
adeguato alle richieste del mercato del lavoro.
In Italia il
protocollo sulle pensioni e sul mercato del lavoro, che per il momento
è un disegno di legge del Governo non ancora approvato da nessuno dei
due rami del Parlamento, di fatto a partire dal 2013 innalza a 61 anni
l’età pensionabile con 35 anni di contributi.
Secondo la
Commissione l’inattività dei giovani è un costo eccessivo per lo stato
sociale e soprattutto determina per l’economia una riduzione della
produttività, inoltre espone a rischi di ordine pubblico che devono
essere evitati. È necessario esercitare quindi una sorta di controllo
sociale nei confronti dei giovani espulsi dalla scuola perché ritenuti
incapaci di studiare, e esclusi anche dal mercato del lavoro perché
privi di competenze tecnologiche e della capacità di saper imparare a
fare un mestiere. La costruzione di recinti permette di non contaminare
la società, in particolare la scuola, e in più di garantire quelle
competenze minime per svolgere almeno le attività meno qualificate e
meno retribuite che offre il mercato del lavoro.
In Italia,
soprattutto nei grandi centri metropolitani, la Formazione
Professionale rivolta ai giovani tra i 14 e i 18 anni non è altro che
un “recinto sociale”. Il secondo canale della Moratti è il tentativo di
estendere il “recinto sociale” dai centri di formazione professionale
agli istituti professionali o tecnici, e a tutte quelle “agenzie” sul
territorio che vogliono offrire servizi analoghi.
L’evoluzione del mercato del lavoro
Secondo
la Commissione lo sviluppo della “società della conoscenza” comporterà
la progressiva scomparsa dal mercato del lavoro degli impieghi meno
qualificati: nel 2010 solo il 15% dei nuovi posti di lavoro sarà
accessibile alle persone che hanno solo una scolarizzazione di base. Le
previsioni che invece fanno negli Stati Uniti per i prossimi 10 anni,
sembrano andare esattamente in direzione opposta: il 70% circa dei
nuovi posti di lavoro creati riguarderanno occupazioni che non
necessitano di alcuna formazione scolastica, ma solo di una breve
formazione iniziale immediatamente spendibile. Il problema è capire
cosa si intende per lavoro a bassa qualifica e per scolarizzazione di
base.
L’attacco scagliato dalla Moratti al Tempo Pieno
nella scuola elementare e al Tempo Prolungato nella scuola media non
voleva solo contribuire a diminuire la spesa pubblica riducendo il
tempo scuola e il numero di insegnanti , ma anche a scardinare l’idea
di apprendimento in “tempi distesi”. Bisogna essere in grado fin da
piccoli di imparare un po’ di tutto e velocemente: la formazione su
tempi brevi costa meno della formazione su tempi lunghi ed più utile
per competere nel mercato del lavoro.
Gli istituti tecnici e
professionali sono stati attaccati dalla Moratti allo stesso modo
perché non forniscono anche formazione “uso e getta”, ma solo
formazione su lungo periodo, lenti quindi per la loro organizzazione ad
adeguarsi rapidamente alle sempre nuove richieste del mercato del
lavoro.
L’attuale Governo non ha invertito tale tendenza. Per
il momento non è stato posto un rimedio reale alla devastazione
prodotta da 5 anni di Governo Berlusconi nella scuola elementare e
media, ma in più con la Finanziaria 2007 si è avviato un processo di
riduzione dell’orario settimanale negli istituti professionali,
processo che con la Finanziaria 2008 avanza nella sua realizzazione e
che viene esteso anche alle sperimentazioni nei licei.
La rivoluzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC)
La
Commissione sostiene che i cambiamenti nei sistemi di produzione dovuti
all’innovazione tecnologica, implicheranno la necessità per tutti di
accedere ad alti livelli di conoscenza. Non è quello che però in
pratica sta accadendo.
Le 3 I della Moratti (Internet,
Inglese, Impresa) non sono scomparse. L’uso delle nuove tecnologie
nella scuola elementare e media continua a sviluppare solo la
“competenza digitale”necessaria al semplice utilizzo, ma soprattutto
all’acquisto di prodotti tecnologici.
La qualità
dell’insegnamento della lingua inglese nella scuola elementare si sta
abbassando per effetto del progressivo azzeramento del numero di
insegnanti specialisti che è stato avviato dal Governo Berlusconi e che
sta proseguendo con il Governo Prodi.
La I di Impresa come vedremo è ancora viva e vegeta.
Competenza e flessibilità
La
Commissione sostiene che il mercato del lavoro in continua evoluzione
richiede ai lavoratori una flessibilità continua. I sistemi di
istruzione formazione devono perciò essere adeguati a tali richieste.
Le conoscenze, in questo momento di rapidi cambiamenti, vengono in poco
tempo superate, quindi l’attenzione deve essere soprattutto concentrata
sullo sviluppo dell’adattabilità dei futuri lavoratori alle diverse
situazioni. Indipendentemente da quale posto si occupa all’interno
della gerarchia degli impieghi, chiunque dovrà essere in grado di
adattare le proprie conoscenze e le proprie competenze per poter
rimanere produttivo e impiegabile.
La Commissione ha stabilito quindi quali devono essere le competenze chiave per l’educazione e la formazione permanente: comunicazione
nella madrelingua, comunicazione nelle lingue straniere, competenza
matematica e competenze di base in scienza e tecnologia, competenza
digitale, imparare a imparare, competenze sociali e civiche, spirito di
iniziativa e imprenditorialità, consapevolezza ed espressione culturale.
L’OCSE
(Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sostiene
che un lavoratore dotato di queste competenze è in grado di adattarsi
continuamente da solo alla domanda del mercato del lavoro e ai mezzi di
produzione in costante evoluzione. Queste sono le competenze per
l’accesso ai nuovi impieghi non qualificati. Quello che accadrà in
Europa quindi non sarà particolarmente diverso da quello che accadrà
negli Stati Uniti.
Quando la Commissione parla di equità
nell’insegnamento si riferisce al fatto che tutti possano avere accesso
alle competenze chiave, e non che tutti possano raggiungere un alto
livello di istruzione. L’obiettivo è dare a tutti le stesse competenze
in modo tale che la concorrenza per l’impiego prevalga e di conseguenza
i salari non aumentino.
Chi possiede già le competenze chiave,
avendo già raggiunto un buon livello di istruzione, dovrà guardarsi
bene da chi nei prossimi anni, pur avendo raggiunto bassi livelli di
istruzione, avrà ugualmente accesso alle competenze chiave.
Un
sistema di istruzione e formazione è quindi efficiente se è in grado di
fornire le competenze chiave ed è equo se in grado di fornire a tutti
tali competenze, indipendentemente dal livello di istruzione raggiunto.
In Italia il recente innalzamento dell’obbligo di istruzione
prevede che i giovani entro i 16 anni acquisiscano le otto competenze
chiave. Contemporaneamente la Finanziaria 2007 ha portato da 15 a 16
anni l’età minima per lavorare. In questo modo al termine del ciclo di
istruzione obbligatoria si è pronti per entrare a competere nel mercato
del lavoro.
Come si conciliano efficienza ed equità?
La
Commissione indica agli Stati il percorso da seguire per fare in modo
che i sistemi di istruzione e formazione siano efficienti e equi.
Secondo la commissione è necessario: promuovere
la cultura della valutazione, investire nell’insegnamento pre –
primario, evitare l’orientamento precoce, rinunciare alla gratuità
dell’istruzione terziaria.
Nell’ambito dei sistemi di
istruzione e formazione occorre una cultura della valutazione. Efficaci
politiche a lungo termine devono basarsi su dati attendibili.
Le
prove INVALSI tanto contestate all’epoca della Moratti continuano ad
esistere anche nell’epoca Fioroni. Si è passati da una rilevazione
universale a una rilevazione campionaria, ma la sostanza non cambia. In
oltre la conversione in Legge del Decreto Legge n.147 del 7 settembre prevede in più per l’esame di terza media una prova INVALSI.
La
questione della valutazione è strettamente legata all’estensione alle
scuole del regime fiscale delle fondazioni. Il sistema di valutazione
non farà altro che stilare una classifica delle scuole, quelle in fondo
saranno scaricate dallo Stato e potranno sopravvivere solo affidandosi
completamente alle donazioni dei privati.
Il Quaderno bianco sulla scuola,
pubblicato nel mese di settembre, propone un nuovo modello di
determinazione degli organici basato su previsioni fatte rispetto a una
serie di dati raccolti. La sperimentazione di tale modello sarà avviato
in alcune regioni secondo quanto previsto dalla Finanziaria 2008.
L’obiettivo è la razionalizzazione degli organici per risparmiare sulla
spesa pubblica.
Garantire a tutti bambini l’accesso ad una buona scuola materna è necessario per il raggiungimento delle competenze chiave.
In
Italia da quest’anno, così come previsto dalla Finanziaria 2007, sono
partite le sezioni primavera che vanno in parte a colmare la mancanza
di asili nido, accogliendo bambini tra i 2 e i 3 anni. Le sezioni
primavera esistevano già da tempo nelle scuole materne paritarie. Le
nuove sezioni primavera continuano anche adesso ad essere per la
maggior parte in mano a privati o enti locali.
Evitare
l’orientamento precoce è necessario per il raggiungimento delle
competenze chiave, anticipare troppo l’ingresso in una filiera
professionale potrebbe compromettere il raggiungimento dell’obbiettivo.
I trienni di qualifica della Moratti vanno esattamente in
questa direzione. La Formazione Professionale così com’era per la
fascia di età 14 – 16 anni avrebbe compromesso l’acquisizione delle
competenze chiave. L’assolvimento dell’obbligo di istruzione anche nei
centri di formazione professionale e l’introduzione dei bienni
equivalenti escludono la possibilità della realizzazione del biennio
unitario. Il divario tra Scuola e Formazione Professionale è ancora
molto forte, ma nel tempo l’avvicinamento si realizzerà attraverso la
stessa offerta di accesso alle competenze chiave.
Aumentare
progressivamente le quote di iscrizione all’università permetterebbe di
bilanciare i maggiori investimenti nelle scuole materne, proprio per
evitare l’aumento della spesa pubblica e della pressione fiscale.
Inoltre per quanto l’Europa necessiti di un po’ più di laureati, il
mercato del lavoro non richiede per tutti una formazione di tale
livello. L’università dovrà quindi continuare ad essere riservata a
pochi.
Le competenze chiave potrebbero essere acquisite anche
prima dei 16 anni, per questo la Commissione non insiste sul fatto che
si formi un percorso di scuola comune che duri almeno 10 anni. Il
confronto politico è quindi tra chi vuole garantire l’equità
nell’accesso alle competenze chiave, e chi vuole assicurare la
diffusione di un bagaglio di conoscenze e di competenze portatrici
della comprensione del mondo.
Standardizzare
l’insegnamento vincolandolo alle competenze chiave produce come effetto
il mancato sviluppo da parte dei cittadini delle capacità che
permettono di modificare il mondo e in particolare la scuola stessa: il
sistema si autoalimenta e si conserva. Questa è la miseria degli
insegnanti e degli studenti.
Finanziamento dell’istruzione.
La
Commissione non fa mai riferimento alla necessità di migliorare le
condizioni di lavoro dei docenti e le condizioni di vita degli alunni,
in altri termini non si occupa di questioni legate al finanziamento
dell’istruzione. Anzi ribadisce che non c’è nessun nesso tra i
risultati degli alunni e le risorse erogate alle scuole, oppure che il
numero di alunni per classe e la spesa per alunno non hanno effetti sui
risultati cognitivi degli studenti. Gli studi fatti da numerosi esperti
dimostrano invece che esiste una relazione sistematica positiva tra la
numerosità delle classi e il rendimento degli alunni.
Le
intenzioni della Commissione sembrano voler portare in altra direzione,
cioè verso un sistema misto pubblico – privato, nel quale venga
salvaguardata la “libertà di scelta” dei genitori, attraverso l’assegno
scolastico. L’idea si basa sul più puro dogma liberale: favorire la
qualità attraverso la concorrenza. Una tale organizzazione dei sistemi
educativi sarebbe in realtà la strada che porta verso il mercato
scolastico, ultima tappa prima di arrivare alla pura e semplice
privatizzazione dell’istruzione.
Il sogno di Fioroni è un sistema misto pubblico – privato. Molti sono i segnali che vanno in questa direzione.
Il
finanziamento delle scuole paritarie ha registrato quest’anno un salto
di “qualità”, il finanziamento previsto per scuole materne ed
elementari, è stato esteso a scuole medie e superiori. Il finanziamento
delle scuole private c’è sempre stato, ma solo in quelle zone delle
Paese dove lo Stato non era presente con sue scuole. Il finanziamento
delle scuole medie e superiori non rispetta neppure questo, anche se
discutibile, principio.
La stessa possibilità di fare ricorso
a soggetti esterni alle scuole, anche privati, per la realizzazione dei
corsi di recupero per saldare i debiti formativi nelle scuole superiori
contribuisce ad andare in questa direzione.
L’estensione alle scuole del regime fiscale delle fondazione non fa altro che aprire le porte per l’ingresso dei privati.
Anche
la politica dei buoni scuola è ormai avviata da anni in molte regioni
amministrate sia dal centro- destra (Lombardia) che dal centro –
sinistra (Piemonte).
Padova, 26 ottobre 2007
Mario Piemontese
Atto di diffida e messa in mora