LETTERE
2008-11-22
Lettera aperta al Ministro della Pubblica Istruzione
Chiamiamo le cose col loro nome
Onorevole Ministro Gelmini,
sono una neo-pensionata di scuola elementare, non più nella situazione di “vivere” i cambiamenti, ma ancora troppo coinvolta emotivamente per sentirmene lontana.
Tale condizione, mi sembra evidente, garantisce la mia assoluta imparzialità nel considerare gli ultimi eventi nel mondo della Scuola: non ho nulla da perdere e nulla da guadagnare, perciò non posso che essere sincera e obiettiva.
Sento di doverLe comunicare il mio pensiero, perché la mia coscienza non mi permette il silenzio. Non mi illudo di sortire qualche effetto, ma voglio esserci anch’io in questo frangente, insieme ai miei colleghi di ieri, ai quali esprimo la mia più profonda solidarietà.
Onorevole Ministro, non Le parlerò del disagio che si prova, come categoria, nel sentirsi oggetto che subisce, invece che soggetto attivo, di qualsivoglia cambiamento: Lei è convinta di agire per il nostro bene (meritocrazia, stipendi più alti…).
Non Le parlerò dell’ennesimo “colpo di spugna” che la Scuola riceve da un nuovo Ministro: ormai siamo abituati a vivere gli sconvolgimenti che accompagnano i cambi di potere.
Non Le parlerò nemmeno dell’inopportunità di ridurre il tempo-scuola per i bambini di oggi, già così provati dallo sgretolarsi della famiglia e dei suoi valori: probabilmente, Lei pensa che il maestro unico supplirà egregiamente (miracolo o bacchetta magica?).
Le parlerò invece dell’equivoco fuorviante contenuto nel messaggio “perché pagare 3 docenti se ne basta 1 per classe?”: sono 3 per modulo, cioè tre che si occupano di due classi! Ma detto così farebbe un altro effetto sull’opinione pubblica!
Le parlerò di quanto di meglio 40 anni vissuti nella scuola come maestra mi hanno insegnato: della ricchezza umana e professionale guadagnata dal confronto fra noi colleghi del modulo, della vittoria sulla solitudine professionale, che è sempre mortificante, specie quando si assapora un fallimento educativo.
Le parlerò della conquista dello strumento “dialogo” durante le ore di programmazione che Lei vuole abolire, uno strumento prezioso che diventa costume di vita contro l’arroganza e la presunzione dilaganti.
Le parlerò dei bambini diversamente abili, il cui progetto educativo era condiviso e sviluppato per 30 ore a settimana, per tutte le 33 settimane di un anno scolastico: collaborazione e rinforzo di competenze fra adulti, alternanza di figure corresponsabili per una vera integrazione. Come e quando potranno ora concordare gli interventi il maestro unico e l’insegnante di sostegno?
Le parlerò dei tanti bambini culturalmente svantaggiati che hanno goduto delle attenzioni dovute grazie alla nostra pluralità. Difficile la “discriminazione positiva” (dare di più a chi ha di meno) se si è da soli…
Mi fermo, onorevole Ministro. Aggiungo solo un’ultima riflessione sul concetto di trasparenza e onestà intellettuale: per favore, non facciamo passare per pedagogicamente opportuno e scientificamente provato ciò che di pedagogico e scientifico non ha nulla!
Chiamiamo le cose col loro nome: RIFORMA = RISPARMIO.
Saremo più credibili.
Distintamente
Ebe Anastasio – maestra in pensione
San Severo (FG), 13 ottobre 2008