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LETTERA a NAPOLITANO

by Giovanna Pisano — last modified 2008-12-11 19:44

Gentile Presidente,

insegno con passione nella scuola primaria da 27 anni (Milano e provincia) e intendo ora comunicarle perché sono contraria al decreto Gelmini, diventato ieri legge dello Stato. Il motivo è semplice: una scuola pubblica senza risorse umane e materiali non potrà essere qualificata nè rispondere adeguatamente ai bisogni dell'infanzia. Certamente si deve porre rimedio alle situazioni di spreco del danaro pubblico, ma non si può far mancare la terra sotto ai piedi alla scuola primaria, e in particolare al tempo pieno, che nelle grandi città rappresenta un’ottima esperienza di crescita per i bambini e le bambine e costituisce il nostro fiore all'occhiello (siamo i sesti al mondo!).

La nostra lotta non è per conservare posti di lavoro, come viene detto su molti giornali (anche se dovremmo riflettere sul fatto che per 12 anni verrà bloccato il turn-over e non entreranno più giovani nella scuola), ma è per conservare e semmai migliorare la qualità del servizio offerto. Noi temiamo che quello in corso sia un attacco alla scuola della Costituzione che finora ha offerto a ciascuno l’insegnamento/apprendimento di cui aveva bisogno ed è riuscita a tener conto delle differenze e a rimuovere gli ostacoli che si frappongono al successo formativo per tutti.

Con il maestro unico e senza le ore di compresenza non sarà possibile organizzare attività a piccoli gruppi, di recupero e di integrazione e nemmeno di potenziamento e di arricchimento. Ogni insegnante sarà solo/a di fronte ad una classe sovraffollata (si arriverà fino a 33-35 alunni), con tante problematiche da affrontare (psicologiche, familiari, di apprendimento) e non potrà far altro che utilizzare una didattica impoverita e nozionistica.

Si tornerà alla scuola di classe, che era selettiva, in cui il successo degli alunni non dipendeva dalla scuola ma dal livello economico-culturale delle famiglie, come a dire che la scuola era quasi ininfluente e che si poteva prevedere in anticipo chi sarebbe arrivato in fondo al percorso…

L’apprendimento diventa significativo e quindi duraturo se si studia per amore della cultura e questo succede se qualcuno/a che ti ha amato – mamma, papà, maestra…- è riuscito/a a fartela amare; non è certo la paura del brutto voto, anche se adesso è stato ripristinato, che può provocare un’evoluzione e concorrere all’arricchimento culturale.

Noi maestre tutti i giorni ci spendiamo in una professione che si fonda sulla capacità di stare in una buona relazione con i bambini, le colleghe, i genitori in carne ed ossa : lì mette radici il nostro impegno civile, nella profonda consapevolezza che più bambine e bambini ameranno i libri, la letteratura, la storia, le scienze,le lingue, la matematica, più avremo  dato il nostro contributo per un paese umanamente  ricco, solidale, colto e democratico.

Non vorremmo domani vedere il ceto medio-alto che si rivolge alle private supponendo di  trovare la qualità che attualmente si trova nella scuola pubblica (= di tutti), in un paese meno democratico, con divisioni marcate tra territori d’elites e ghetti, sempre più teledipendente…

Presidente, si ponga il problema di come difendere la scuola pubblica e la sanità che sono il baluardo della democrazia, perché garantiscono reali opportunità per tutti al di là delle differenze di ceto sociale.

Se Le stanno a cuore la cultura,la scuola e la società delle future generazioni, prenda posizione rispetto a questa legge.

Grazie

Milano, ottobre 2008