LETTERE
2009-01-26
Bisogna guardare avanti, avere coraggio, continuare a lottare
Ingrato compito quello che mi è capitato a partire dal 12 dicembre 2008: spegnere diversi entusiasmi, dire a colleghe e amici, in fretta entusiasmati per il presunto passo indietro della Gelmini, che bisognava andarci più che cauti e che ciò che viene distrutto e su cui non torneranno indietro è proprio il modulo che tanto abbiamo difeso in questi anni nella nostra scuola e nelle scuole sopratutto del sud.
Resta chiaro che l'intenzione della maggioranza di governo è quella di distruggere la scuola pubblica, di fare sì che il sapere diventi piccola cosa, propinabile in pacchetti e che sufficienti siano 24 ore settimanali. Ricordo che nelle 24 ore sono da considerare le 2 ore di religione obbligatorie a settimana e probabilmente l’ora di inglese. Cosa resta?
Si vuole distruggere il modulo: la fucina di confronto, di relazione per eccellenza, la parità tra insegnanti, la condivisione e la corresponsabilità nei confronti degli alunni e della valutazione degli apprendimenti. La Gelmini lo dice chiaramente nell’intervista alla stampa: l’insegnante unico ci sarà, vale a dire colui, o meglio colei, che avrà su di sé la responsabilità della classe, gli altri insegnanti diventando solo satelliti che ruotano intorno, anche quando l’orario sarà superiore alle 24, anche nelle 40 del tempo pieno. Abolite del tutto le ore di compresenza e di confronto. Ore preziosissime in cui ti dai da fare a colmare vuoti, per stare vicino a chi ha bisogno di più tempo o a chi ha bisogno di problemi più complessi per mettersi alla prova; ore per preparare un’attività di apprendimento in forma laboratoriale perché le intelligenze sono multiple e per alcuni non basta la parola per comprendere; ore per organizzare un lavoro più complesso, per aiutare la collega.
Nella condivisione della contemporaneità si può parlare con le colleghe e con i colleghi che come te hanno attraversato tante stagioni e tante riforme, con cui continui ad adattare e piegare le teorie alle difficoltà di ogni giorno, alla vita nel suo pulsare e sorprendere. Per passione, solo per passione. Passione verso una scuola che ha tenuto perché le insegnanti hanno continuamente adattato il modo di organizzare il lavoro alle necessità e affrontato diversi modelli di valutazione in modo che non mortificassero i corpi e le menti degli studenti.
Da dopo lo sciopero del 12 dicembre mi è sembrato che in giro ci fosse una gran voglia di non occuparsi più di scuola, un oscillare tra "a che serve lottare, i giochi sono fatti!" e l'attuale "va bene, è tutto rientrato!".
Non è il momento di tirare sospiri di sollievo. Bisogna guardare avanti, avere coraggio, continuare a lottare.