LETTERE
2008-12-13
Amo il mio lavoro
Sono incredula. Forse è solo un incubo. Come può diventare reale una scuola a metà tempo, metà organico e classi da trenta alunni?!?
Da trent’anni insegno a bambini sempre nuovi e sempre speciali. Insegno sedendomi a leggere per loro e con loro su una trapunta o portandoli coi mezzi pubblici a scoprire i colori di un parco in autunno, mi appassiono alle loro scoperte quotidiane, mi entusiasmo di fronte ai loro dipinti, mi commuovo per le poesie che a sei anni sgorgano dal cuore. I miei bambini sono affezionati alle faccine che disegno sotto il loro lavoro e che, con una semplice espressione, danno una valutazione chiara e immediata; i miei bambini leggono con curiosità e interesse i commenti personalizzati e sorridono davanti a un fuoco d’artificio colorato che vale molto più di un 10.
Sono stata maestra unica, ho sperimentato il doposcuola, le attività integrative, il modulo e il tempo pieno, più volte ho cambiato il nome delle discipline sui registri, in base al ministro di turno... Non ho dubbi su quale sia l’organizzazione migliore e più efficace: il tempo pieno.
Amo il mio lavoro: l’ho scelto quando avevo solo sei anni e ho continuato a svolgerlo con passione anche dopo una laurea in psicologia e un’abilitazione per le scuole superiori che mi avrebbero aperto nuove prospettive. Mi fa rabbia che un provvedimento legislativo mi costringa ad abbandonarlo. Sì, perché prenderò questa decisione se, come ahimè decreta la legge, mi troverò a salire in cattedra per dirigere con autorità (e non con la consueta autorevolezza che deriva da un rapporto di affetto e fiducia) una specie di conferenza in cui gli spettatori saranno obbligati ad ascoltarmi e ad eseguire le mie consegne senza spazio per il dialogo, per una partecipazione effettiva, senza spazio per muoversi, per lavorare e per crescere.