RIFLESSIONI E OPINIONI
italia,
2008-10-05
Discorso di Piero Calamandrei
pronunciato al III° Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950
Discorso di Piero Calamandrei,
pronunciato al III° Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950
"... Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella
Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione
di questa Costituzione, che può essere strumento, perché questa Costituzione
scritta sui fogli diventi realtà ... Se si dovesse fare un paragone tra
l'organismo costituzionale e l'organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola
corrisponde a quegli organi che nell'organismo umano hanno la funzione di
creare il sangue... La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve
a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la
formazione della classe dirigente. La formazione della classe dirigente, non
solo nel senso di classe politica, di quella classe cioè che siede in Parlamento e
discute e parla (e magari urla) che è al vertice degli organi più propriamente
politici, ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che
sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti,
professionisti, poeti. Questo è il problema della democrazia, la creazione di
questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una
oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine. No. Nel nostro pensiero di
democrazia, la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata
dall'afflusso verso l'alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le
categorie. Ogni classe, ogni categoria deve avere la possibilità di liberare
verso l'alto i suoi elementi migliori, perché ciascuno di essi possa
temporaneamente, transitoriamente, per quel breve istante di vita che la
sorte concede a ciascuno di noi, contribuire a portare il suo lavoro, le sue
migliori qualità personali al progresso della società. Vedete, questa immagine è
consacrata in un articolo della Costituzione, sia pure con una formula meno
immaginosa, l'art. 34, in cui è detto: "La scuola è aperta a tutti. I capaci ed
i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più
alti degli studi". Questo è l'articolo più importante della nostra Costituzione.
Bisogna rendersi conto del valore politico e sociale di questo articolo...
Lo Stato non deve dire: io faccio una scuola come modello, poi il resto lo
facciano gli altri. No, la scuola è aperta a tutti e se tutti vogliono
frequentare la scuola di Stato, ci devono essere in tutti gli ordini di scuole,
tante scuole ottime, corrispondenti ai principi posti dallo Stato, scuole
pubbliche, che permettano di raccogliere tutti coloro che si rivolgono allo
Stato per andare nelle sue scuole. La scuola è aperta a tutti. Lo Stato deve
quindi costituire scuole ottime per ospitare tutti. Questo è scritto nell'art.
33 della Costituzione. La scuola di Stato, la scuola democratica, è una scuola
che ha un carattere unitario, è la scuola di tutti, crea cittadini, non crea né
cattolici, né protestanti, né marxisti. La scuola è l'espressione di un altro
articolo della Costituzione: dell'art. 3: "Tutti i cittadini hanno parità sociale e
sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua,
di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali". E l'art. 151:
"Tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in
condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge"...
Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due
modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo
esperimentato, ahimè. ... Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare
la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo,
indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma
che sono pericolosissime. Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un
partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole
rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la
marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol
istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per
impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di
partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere
imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino
sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada
(è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole
pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a
favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo
partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste
scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i
ragazzi ad andare a queste scuole, perchè in fondo sono migliori si dice di
quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirà, o si propone di
dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli
invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private.
Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola
privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo
trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in
malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.
Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.
Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa
bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le
scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci.
Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole
private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che
non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole
private denaro pubblico"
Per leggere il testo completo :
http://www.retescuole.net/contenuto?id=20040402172721