RIFLESSIONI E OPINIONI
Bologna,
2011-11-28
Accountability delle scuole: un pesante attacco alla libertà di insegnamento.
Cosa si intende con “accountability” delle scuole ? Tale approccio è coerente con il nostro sistema scolastico ?
La lettera inviata dal Presidente del Consiglio all’U.E. lo scorso 26 ottobre contiene una serie di misure attinenti alla scuola.
La voce del paragrafo a. Promozione e valorizzazione del capitale umano così recita:
“L’accountability delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell’arco d’un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo); si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento.
Nella lettera del 4 novembre della UE al governo si chiede al riguardo:
13) Quali saranno le caratteristiche del piano di ristrutturazione delle scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti nei tests Invalsi ?
14) Come intende il governo valorizzare il ruolo degli insegnanti. Quali tipo di incentivi si prevedono ?
Nella riposta alla UE del 14 novembre si specifica meglio tale intenzione, facendo riferimento alla Legge 10/11 e al Dlvo 150/09.
In pratica da una parte si prevede l’erogazione di fondi aggiuntivi alle scuole “migliori” e dall’altra si prevede la soppressione tramite fusione con altri Istituti di quelle con “risultati insoddidìsfacenti”.
La legge 10 del 26/2/11 all’art. 2 introduce il “sistema nazionale di valutazione” poggiato su tre gambe: Indire, Invalsi e Corpo ispettivo: “un corpo ispettivo, autonomo e indipendente con il compito di valutare le scuole e i Dirigenti scolastici secondo quanto previsto dal Dlvo 150/2009.
Inoltre La direttiva Invalsi n. 88 del 3/10/11 cita
Per l’Amministrazione scolastica il progressivo consolidamento delle rilevazioni sistematiche e periodiche sugli apprendimenti degli studenti costituirà insostituibile occasione per acquisire e disporre delle serie storiche dei dati sui livelli di apprendimento, che permetteranno di rilevarne l’andamento complessivo nel tempo. Tali informazioni rappresentano la necessaria base conoscitiva per orientare le politiche scolastiche e per definire le azioni di governo del sistema scolastico, con particolare riferimento allo sviluppo dell’autonomia e alla valutazione delle scuole, alla formazione del personale e al miglioramento della didattica.
Cosa si intende con “accountability” delle scuole ?
Leggendo un saggio al riguardo di A.Martini Fondazione Agnelli 2008 si legge: “Accountability” è una parola inglese che non ha un esatto equivalente in italiano. La si può tradurre con “rendicontazione” o con “responsabilità rispetto agli esiti”. Nell’accezione più generale, essa indica l’obbligo di render conto a chi vi è interessato (stakeholders) dei risultati della propria azione in un certo ambito. L’idea di scuola sottesa a questa terminologia è quella aziendalista introdotta nel 1988 dal governo conservatore di Margaret Tatcher che varò l’Education Reform Act, con cui, per la prima volta nel Regno Unito, è stato introdotto un curricolo nazionale che tutte le scuole pubbliche sono tenute ad applicare e il sistema di valutazione (assessment) gestito da un organismo indipendente del Dipartimento per l’Educazione e l’Impiego (DfEE, equivalente del nostro Ministero per l’Istruzione), l’Ufficio per gli Standard nell’Educazione (OFSTED). In tale sistema risultati scadenti nei test nazionali hanno conseguenze pesanti per la scuola; in un primo momento, essa viene sottoposta a misure speciali, che consistono essenzialmente nell’obbligo di produrre un piano di miglioramento per superare le carenze individuate. Qualora, nell’arco di un certo periodo, non si abbiano progressi nei risultati, la scuola viene dichiarata inadeguata (failing) e, a seconda che sia o no possibile redistribuire gli alunni in altri istituti, chiusa o rifondata, previo il licenziamento di tutto il personale. (vedi sempre A. Martini).
La “ristrutturazione” delle scuole prevista dal Governo allarma perché assume in toto la visione tactcheriana.
Tale approccio è coerente con il nostro sistema scolastico ?
Occorre chiedersi se tale posizione è conciliabile con il nostro sistema scolastico, che ha una funzione istituzionale essenziale nella nostra Costituzione.
Essa si fonda sulla libertà di insegnamento, il cui “esercizio è diretto a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni.” Art. 1 c. 2 Dlvo 297/94.
La nostra scuola è un’Istituzione che ha il compito di dare attuazione all’art. 3 della nostra Costituzione e al “compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
La scuola è tenuta a rendicontare ai suoi studenti e genitori, ma direi a tutti i cittadini, come svolge la sua funzione.
Ma ciò deve avere un fine sociale, deve dimostrare quanto ha adempiuto al suo compito che è molto più elevato dell’insegnare a scrivere e far di conto.
Questi test Invalsi, che sarebbero la base degli interventi di ristrutturazione, si occupano infatti solo di matematica e lingua italiana, scopiazzando anche in questo l’impostazione della scuola anglosassone, una scuola dove le differenze nei risultati fra gli studenti è più alta che nella nostra e soprattutto dove i risultati migliori, al contrario che da noi, vengono ottenuto dagli studenti della scuola privata.
Come afferma A. Paletta docente di economia aziendale in un suo saggio del 2007 “un sistema di accountability, focalizzato sulla valutazione degli apprendimenti disciplinari, non è in grado di catturare né la ricchezza delle competenze costitutive del capitale umano dello studente (competenze cognitive, tecniche e trasversali) né la varietà degli approcci didattici, organizzativi e gestionali attraverso i quali le scuole possono raggiungere elevati standard di apprendimento per i loro studenti.
I Limiti strutturali del processo di “accountability “
Secondo la letteratura al riguardo i principali punti di discussione intorno ai limiti dei meccanismi di accountability secondo la principale letteratura sono riconducibili ai seguenti aspetti (vedi sempre A. Paletta):
- il raggiungimento di un elevato livello nei test, rappresenta anche un elevato livello di apprendimenti?
- La qualità della scuola è responsabile per il livello nei test raggiunto dai propri studenti?
- Il miglioramento del livello raggiunto nei test dipende da un effettivo processo di apprendimento oppure è uno degli effetti perversi dei test stessi?
Come dire, si tratta di un effettivo sviluppo delle conoscenze e delle competenze oppure di un maggiore apprendimento da parte di docenti e studenti su come si fanno i test?
Nei sistemi di accountability la performance della scuola è intesa essenzialmente come conoscenze degli studenti nelle discipline di base (matematica, scienze, lettere). Per contro, numerosi autori hanno messo in evidenza la problematicità dei moderni sistemi di accountability quando confrontati con la molteplicità dei risultati ai quali dovrebbero tendere le istituzioni scolastiche.
La questione del valore aggiunto
All’obiezione di fondo che un qualunque approccio di questo tipo danneggerebbe le scuole collocate in contesti sociali disagiati l’Invalsi risponde che la valutazione delle scuole si deve basare (nel futuro) su un’analisi del valore aggiunto prodotto.
Numerose sono le obiezioni sulla validità di analisi di questo tipo, più o meno sofisticate.
In sintesi il problema è che le variabili in gioco che influenzano i risultati degli studenti di una scuola sono moltissime: il contesto economico sociale, il livello culturale della famiglia di origine, la diversa composizione degli studenti nel tempo, l’influenza del gruppo classe sui risultati, ecc…
Ciò fa concludere che il livello a cui si opererà in Italia sarà semplicemente quello di confrontare i risultati delle scuole che statisticamente hanno studenti di composizione sociale simile.
Ciò è estremamente discutibile perché non tiene conto di tutte le altre variabili in gioco.
Conclusioni
L’operazione in corso a mio avviso mette in discussione dalle fondamenta le finalità del nostro sistema di istruzione e costituisce un attacco senza precedenti alla libertà di insegnamento e all’autonomia scolastica. E’ evidente infatti che l’introduzione di tali procedure provocherà uno spostamento della didattica verso l’addestramento al superamento dei tests con due pesanti conseguenze:
Si perderebbe la ricchezza di un insegnamento che tende a sviluppare nello studente le capacità di analisi, di sintesi, di risoluzione di problemi complessi;
I programmi scolastici verrebbero decisi dall’impostazione e dal contenuto di detti tests al di fuori di ogni controllo politico e sociale. Se l’Invalsi è alle dirette dipendenze del Ministro di turno il governo avrà la possibilità di decidere gli indirizzi culturali della scuola. Né è pensabile risolvere la questione con organismi indipendenti, ma i cui componenti sarebbero di nomina politica, ai quali verrebbe affidato un potere enorme e incontrollato.
Non è un caso che nei sistemi scolastici anglosassoni che utilizzano tali strumenti non esiste libertà di insegnamento e gli insegnanti vengono assunti e licenziati in funzione delle scelte culturali delle singole Istituzioni. Allo scopo basta leggere le belle pagine di Ehi Prof. Di Frank McCourt del 2007 o ricordare i licenziamenti di insegnanti che nelle scuole di alcuni stati degli Stati Uniti si opponevano all’insegnamento del creazionismo.
Bruno Moretto
Bologna 20/11/2011
NO ALLA GERARCHIZZAZIONE DEI DOCENTI