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napoli, 2008-05-03

Dicette o’ pappice ‘nfacce a noce…. Damme o’ tiempo ca te spertoso!

submitted by barbara pianta lopis1 comment(s)
merito e premi

Dicette o’ pappice ‘nfacce a noce…. Damme o’ tiempo ca te spertoso!

 

Rimango spesso amareggiata quando leggo tra i commenti dei vari forum e blog scolastici,  soprattutto dopo l’articolo pubblicato dalla Stampa.it di Elena Loewenthal, sulle prime due scuole, una di Roma e una di Milano, che hanno inaugurato forse per primi la stagione dei premi al merito, disquisizioni se 90 €  o 200€ di bonus siano congrui o irrisori per uno studente “meritevole”.

 

Perché la questione non diventa più su cos’è il merito, compreso il significato che ne dà la ns. Costituzione, e se sia un parametro più o meno applicabile nella valutazione della scuola pubblica, ma si è già passati al passo successivo: quanto dobbiamo premiare uno studente “meritevole”?

E allora,  significa che quello stramaledetto “merito”, si è già comodamente insediato nel nostro salotto, è già stato assimilato nella nostra mente come “dato di fatto”, senza nemmeno chiederci che cos’è il merito e chi deve essere premiato e che cos’è il demerito e chi deve essere punito.

 

Al di là della mia personale opinione (che sposa in pieno la lettura costituzionale dell’articolo 34, la quale carta, nata subito dopo la guerra, voleva creare uguaglianza e aiutare (non premiare), in un contesto di grave crisi economica e povertà, le situazioni delle famiglie più disagiate, per garantire uguali strumenti di accesso al diritto all’istruzione), mi meraviglio che si salti piè pari la montagna, facendo finta di non vederla, e invece si preferisce disquisire su quanto valga in “soldoni” il bravo dal cattivo.

 

Avendo io sempre messo al centro della scuola pubblica lo/la studente/studentessa, per una scuola a misura umana e non a misura del mercato, e in discussione l’autonomia e la competizione mai così tanto pubblicizzata come nella riforma Moratti  (ma anche prima!), vivo tutto questo con grande disagio.

 

Immagino la mia gioventù da studentessa, bocciata in terza liceo, perché…perché…, nemmeno io ancora oggi bene me lo spiego, so solo che era inevitabile e che ho fatto di tutto per “meritarla” . Dicono che l’adolescenza sia una brutta malattia che comunque dopo passa. Forse è stato questo il mio demerito, essere stata adolescente nel pieno delle mie contraddizioni, ne sono uscita nei tempi dovuti con i miei tempi… Le strade della crescita personale e la conquista del proprio equilibrio armonico sono infinite… e a volte non arrivano alla meta…indipendentemente da quanto il mercato ci quoti come meritevoli, o la scuola ci valuti.

 

E poi mi chiedo che merito hanno coloro che sono nati figli di intellettuali, industriali, una volta si diceva “figli dei padroni”, da quelli nati da disoccupati, co.co.co., poveri, una volta si diceva “figli del proletariato”? O per essere più moderni…. figli che hanno dovuto affrontare la perdita di un genitore, che hanno avuto dei genitori con un matrimonio infelice, figli di separati, di camorristi, ladri, assassini, o con genitori impossibilitati a poter crescere i propri figli nella serenità che anche lo studio richiede. Qual è il loro merito o demerito?

 

Insomma cosa vogliamo insegnare ai nostri figli nella scuola pubblica? O meglio quali strumenti vogliamo fargli conoscere per costruire una società democratica e equa? Qual è la vera finalità che perseguiamo nell’applicazione del merito? Quello che se studiano e si allineano saranno premiati, e quelli che se non studiano o non si allineano verranno puniti? Perché riteniamo che  la valutazione dell’insegnante non sia più attendibile o incompleta, e abbiamo bisogno di creare gare a punti (o a soldi) per renderla credibile e percorsi ad ostacoli per garantire un diritto?

La confusione, a mio modesto parere, sta ancora più a monte, l’istruzione è un bene comune e pubblico e quindi va tutelato e garantito a tutti/tutte, o è un servizio e pertanto a richiesta, quindi non indispensabile al raggiungimento di un benessere personale e collettivo?

 

Perché se non si stabilisce prima questo, quel “merito" diventerà un boomerang di ritorno, senza contare le conseguenze che inevitabilmente ricadranno non solo sul meritevole o no, ma anche su chiunque si ergerà dispensatore di meriti e demeriti, o se vogliamo di premi e punizioni. Sarà una corsa senza fine, che porterà a un’escalation di vincitori e vinti, verso una meta irragiungibile, perché inesistente, indefinita, impossibile da realizzare.

 

E allora stiamo attenti a quel “pappice” che dice in faccia alla noce, dammi il tempo che ti buco.

 

Perché senza nemmeno renderci conto, ormai quel tempo forse è già scaduto, il buco forse c’è già, e il pappice forse sta già tranquillamente mangiandoci il cervello.

 

Barbara Pianta Lopis - Napoli – mamma di tre studenti in cerca di risposte

Volantino anti Gelmini

Posted by Gennaro Montone at 2008-11-30 19:43
Gentil.ma Signora Pianta Lopis
Nell'anticiparle che sono perfettamente in linea con la sua linea di pensiero e di azione,questa volta Le scrivo a nome di mia moglie che e' insegnante di scuola media .A noi serve la copia del volantino antigelmini,che e' stato distribuito due settimane fa in Via Scarlatti da alcune insegnanti, nel "gazebo forumscuole".Il volantino riassume perfettamente i motivi dell'agitazione dei lavoratori della scuola.Sara' nostra cura farlo pervenire a molti insegnanti che ancora non hanno preso posizione e quindi non firmeranno mai contro il decreto.
Cordiali Saluti
Moween
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