Il
governo ne ha annunciato un altro. L’ha chiamato “Pacchetto
salva-precari” ma per gli interessati è solo un “pacco”, l’ennesimo
raggiro. Di buono ha che non è stato approvato né pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale, non l’ha controfirmato il Presidente della
Repubblica, non è stato discusso in Parlamento e neanche
calendarizzato. Per certo, il provvedimento scontenta tutti e non
risolve nulla. Ecco perché.A pochi beneficiari, verrebbe corrisposta
una miserevole indennità di disoccupazione invece dell’attesa
immissione in ruolo. Si “favorisce”, infatti, solo il 4% circa dei
precari e lo si fa mediante un’elemosina una tantum (limitata a soli 8
mesi), subordinata a inaccettabili condizioni vessatorie. Nel contempo
si nega a tutti gli altri docenti precari il diritto, e finanche la
residua prospettiva, al posto di lavoro nella scuola. Diritto loro
spettante a seguito del possesso di una o più lauree, degli
innumerevoli pubblici concorsi a cattedra superati, dei titoli
culturali, professionali ed accademici posseduti, di ogni tipo di
percorso abilitante espletato, degli stage frequentati, dei tirocini
svolti, degli aggiornamenti d’ogni specie seguiti, dei concorsi
magistrali vinti, dei master effettuati, delle specializzazioni
acquisite e degli svariati decenni di esperienza didattica accumula
insegnando nella scuola pubblica sempre in regime di precarietà.Questo
provvedimento è uno specchietto per le allodole, un bluff mediatico ad
uso e consumo di chi non ne capisce o non deve capire. È un palliativo
a favore di soli 13.000 precari che, per lo stesso fatto di essere
stati in servizio per l’intero anno scolastico scorso, avrebbero per
certo lavorato anche quest’anno. Gli altri 120.000, invece, che hanno
lavorato meno non insegneranno più e non godranno di alcun sussidio. In
pratica è come fornire l’ombrello solo a chi sta riparato sotto una
pensilina d’ingresso ed è in procinto di entrare nell’edificio. Quindi,
invece di essere un ammortizzatore sociale, questa “furbata”, è
destinata ad essere un detonatore per ulteriori conflittualità
derivanti da nuove penalizzazioni e iniquità. Dal “beneficio” ad
esempio verrebbero esclusi, non solo coloro che, pur avendo lavorato
per l’intero anno scolastico, non sono stati reclutati dagli ex
provveditorati con contratti fino al 30 giugno o 31 agosto ma sono
stati incaricati dai presidi fino al termine delle lezione (fine giugno
o metà luglio se commissari agli esami di stato). Inoltre, sarebbero
esclusi anche tutti quelli che hanno maturato l’anno di servizio
cumulando più periodi in diverse scuole o per vari insegnamenti. Per di
più, il decreto salva-precari non risolve l’emergenza istruzione del
Paese. Non interviene sulla questione nodale dei tagli indiscriminati
nella scuola pubblica. Tagli non solo occupazionali di docenti e
personale tecnico ed amministrativo ma anche di tempo scuola, di interi
istituti, di classi con l’aumento abnorme del numero degli alunni in
quelle restanti, del supporto agli studenti diversamente abili, delle
risorse per la didattica ordinaria, della sicurezza degli edifici,
della dotazione strumentale, dei generi di prima necessità e di tutto
quanto contribuisce a procurare efficacia e qualità alla funzione
educativa e formativa. Per questo sarebbe auspicabile il suo ritiro ad
horas, oltre alla revoca di tutti quei provvedimenti finalizzati alla
penalizzazione della scuola statale e al blocco delle immissioni in
ruolo degli insegnanti precari su tutti i posti vacanti e
disponibili.Altro che norma salva-precari. Questa è una mistificazione
che millanta soluzioni inesistenti con un decreto-truffa del tutto
insensato, oneroso e inutile. Un provvedimento a costo zero per il
governo dagli enormi benefici mediatici e dagli inesistenti effetti
pratici. Una misura di sostegno al reddito a carico dell’INPS - già in
parte disponibile e più nota come “disoccupazione ordinaria” - di norma
erogata, nei mesi estivi, ai docenti disoccupati, per un ammontare di
circa 860 euro lordi mensili. In sostanza, si propone un sussidio
temporaneo e, a compensazione o come merce di scambio finale, il
punteggio necessario per non retrocedere in graduatoria. Il tutto
mutuando il malcostume imperante nei diplomifici, dove si compensano
sottoccupazione e sottoretribuzione con l’elargizione di punti per le
graduatorie. In pratica, un caporalato di stato, malcelato dietro
misure tardive, insensate e inadeguate. Un palese raggiro che solo
l’informazione subalterna al potere governativo e poco abituata a
rispettare e testimoniare i fatti, a capire prima di riferire, a
valutare e nel caso denunciare, può permettersi di definire come
“risolutiva” della vertenza aperta dagli insegnanti precari di
tutt’Italia.
g.pignatelli@tiscalinet.it