SOTTO IL VESUVIO
Napoli,
2009-02-18
Alberto Bottino sull'inchiesta di "Presadiretta" su rai 3
Bottino agli insegnanti precari: «Denunciate le scuole che non pagano» Il direttore dell'ufficio: «Se mi portano chi accetta di non farsi pagare pur di avere il punteggio vado in Procura»
Il provveditore sull'inchiesta di «Presadiretta» su Rai 3
Bottino agli insegnanti precari: «Denunciate le scuole che non pagano»
Il direttore dell'ufficio: «Se mi portano chi accetta di non farsi pagare pur di avere il punteggio vado in Procura»
Alberto Bottino
NAPOLI — Dodici ore dopo le batoste incassate in «Presadiretta», il programma di Riccrado Iacona trasmesso domenica sera da Rai3, Alberto Bottino, direttore dell'ufficio scolastico regionale, risponde come un pugile suonato che ostinatamente tenta di restare in piedi nonostante l'arbitro abbia iniziato a contare il knoch-out. «Perchè dovrei sentirmi mortificato»?
Per quello che tutta Italia ha visto, professore. La scuola media del Parco Verde di Caivano, assunta come parte per il tutto della sgangherata realtà napoletana, ne esce che peggio non si potrebbe. E di conseguenza lei è finito sulla graticola.
«E' facile sparare sentenze costruendo una trasmissione televisiva. Basta usare bene la macchina da presa e il gioco è fatto, in specie quando si opera in una periferia degradata come quella napoletana ».
Che significa costruire una trasmissione? I fatti non si inventano, o sono o non sono.
«Il giornalista che un paio di mesi fa venne a intervistarmi usò una tecnica aggressiva, o quello che dico io o niente. In qualche modo, soprattutto dopo aver visto il montaggio finale, ho avuto il sospetto di una sceneggiatura fatta ad arte. È un sospetto, però, e lo tengo per me. Non mi sono lasciato intimidire, se è questo che volete sapere, ed ora che ho visto la trasmissione reagisco rilanciando la sfida».
In che modo?
«Se mi portano uno o più di docenti precari che accettano di non farsi pagare lo stipendio pur di avere il punteggio per entrare nei ruoli vado in Procura e denuncio il caso».
Non può farlo di sua iniziativa?
«No, perchè la competenza è dell'Ispettorato del lavoro, a me, cioè alla scuola, tocca solo controllare se ad ogni assunzione corrisponde un contratto. E se l'ispettore va alla scuola privata a chiedere il contratto del precario gielo sbattono sotto il naso. E se tenti l'operazione con il precario lui ti risponde allo stesso modo perchè ha il terrore di perdere i punti. Portatemi le prove e se non intervengo lapidatemi. E lo stesso dico per chi vende gli esami. La trasmissione, comunque, un risultato lo ha portato a casa: mi sono impegnato a mobilitare più risorse umane per accertare se davvero c'è una squallida compravendita».
Molti spettatori si sono uniti al coro delle proteste. E la richiesta che più abbiamo sentito fare la riguarda: se le cose stanno così non si capisce di cosa si occupi un dirigente dell'ufficio scolastico.
«Chi dice questo venga da me, gli cedo volentieri il posto. Ma anche le responsabilità».
Ammetterà che le cifre del disastro scolastico napoletano sono aberranti.
«Ne sono consapevole, ma fare battute di spirito del tipo regolarizzano ottanta precari all'anno il problema dei lo risolverete tra due secoli è di cattivo gusto. Noi facciamo quello che le leggi ci consentono di fare».
E con la Gelmini sarà ancora peggio.
«L'unica certezza è che in Campania, per effetto della Finanziaria, salteranno 8500 cattedre. Sarà terribile e allora parliamo di questo e non sacrifichiamo tutto allo spettacolo delle immagini. Che più macabre sono più audience fanno soprattutto se vengono da Napoli».
Torniamo alle cifre.
«Quelle autentiche gliele dico io e sono ancora più gravi di quelle uscite dal servizio di Presadiretta. A Napoli i precari sono undicimila e diventano diciottomila se si aggiungono le quote delle altre quattro province. Il dato più drammatico, però, se mi consente è un altro: il popolo del precariato nella regione raggiunge le ottantamila unità e di questi circa cinquantamila vivono nell'area napoletana ».
La scuola del Parco Verde esce distrutta dal raffronto con la scuola della periferia svedese.
«Questa è la goccia che fa traboccare il vaso. La classe presa in esame aveva 35 studenti appartenenti a trenta diverse nazionalità. Realizzare una cosa del genere in Italia è impensabile. Quanto alle strutture l'équipe di Rai3 scopre l'acqua calda: nelle nostre aule piove sistematicamente, qualche volta mancano addirittura i banchi. La collaborazione con le famiglie poi è al limite della praticabilità».
Cosa vuole dire?
«Semplicemente che i genitori degli alunni il più delle volte se ne infischiano di quello che accade a scuola. E se gli parli di studio e di buona condotta ti rispondono in malo modo».
Carlo Franco
10 febbraio 2009
Decreto "AMMAZZAPRECARI"