Il parere del Consiglio di Stato sul Regolamento del Ministero

Con l’acquizione del parere del Consiglio di Stato, è completato l’iter per rendere definitivo il Regolamento.

L’ultimo pezzo della procedura prevista dalla legge per l’approvazione del Regolamento sul dimensionamento della rete scolastica e sugli ordinamenti della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione è compiuto: dopo l’acquisizione del parere della Conferenza Unificata Stato-Regioni e quella del Consiglio Nazionale della pubblica Istruzione (che, ricordiamo, ha bocciato sonoramente l’intero impianto del Regolamento), il MIUR ha oggi acquisito il parere del Consiglio di Stato.

Che è positivo, con quale riserva.

Il Consiglio di Stato obietta che la gestione degli organici e in particolare la distribuzione dei posti fra le diverse Istituzioni scolastiche è prerogativa esclusiva delle Regioni che non possono quindi essere private di questa funzione, cosa che il Regolamento attribuisce al Ministero, dopo “interlocuzioni e confronti” , procedure che evidentemente non bastano al Consiglio di Stato.

Si tratta, a parere di chi scrive, dell’obiezione di maggiore spessore contenuta nel parere.

Le altre appaiono un po’ meno centrali: riguardano le norme sull’insegnamento dell’inglese e sulle modalità? di formazione delle cattedre di educazione fisica, argomenti che il Cosniglio di Stato non ritiene pertinenti al Regolamento.

Infine il Consiglio di Stato chiede che venga definita con maggiore chiarezza la norma del Regolamento che prevede che piccoli gruppi di alunni di età? inferiore ai tre anni possano essere inseriti in scuole dell’infanzia di montagna e piccole isole: la disposizione è vaga, per il CdS, perché non riporta la consistenza del “piccolo” gruppo.

Il governo ha fulmineamente preso atto del parere, che completa l’iter previsto, ed il Consiglio dei Ministri ha già? approvato il Regolamento.

Domanda: in che modo il Governo ha tenuto conto delle obiezioni del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione?

La risposta è una sola: ha fatto finta di niente.

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