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verso l’assemblea nazionale del 20 novembre alla Sapienza

by coordsecondarie last modified 2009-11-19 15:28

appello agli studenti medi e universitari, ai lavoratori della formazione, ai coordinamenti della scuola, ai precari della ricerca e a tutte le lotte di questo paese

Nell’agosto del 2008 è stata approvata la Legge 133 che taglia 8,5 mld in tre anni alla scuola e 1,5 mld in cinque anni all’università. Con la stessa legge si avvia il processo di privatizzazione dell’istruzione pubblica e si sferra un durissimo colpo nei confronti dei precari della scuola e della ricerca.
Oggi vediamo i primi devastanti effetti prodotti da questi tagli indiscriminati e dall’approvazione della legge 169 (maestro unico, ripristino del voto in decimi e del 5 in condotta): quest’anno sono rimasti senza lavoro circa 50.000 lavoratori della scuola, con un peggioramento generalizzato della qualità del lavoro e dell’istruzione. I licenziamenti hanno infatti prodotto un sovraccarico di lavoro per i docenti rimasti e classi tuttora scoperte; con l’aumento del numero di studenti, inoltre, si genera uno spaventoso sovraffollamento delle classi. Tutto questo determina un netto peggioramento della qualità della didattica e delle infrastrutture scolastiche, già oggi per lo più non a norma, che produrrà scuole sempre meno sicure ed attrezzate.
Il processo di smantellamento dell’istruzione pubblica non passa solo attraverso i tagli. Il Governo sta perseguendo un radicale processo di riforma della scuola e dell’università, orientato alla privatizzazione e alla subordinazione dell’istruzione alle logiche del mercato.
Da questo punto di vista le riforme di scuola e università hanno evidenti elementi di analogia proprio sul punto dell’aziendalizzazione: nella scuola la vecchia figura del Preside è oggi sostituita dalla figura del Dirigente Scolastico (che avrà maggiore autorità su un corpo docente sempre più precarizzato e gerarchizzato al suo interno) e, come sta già avvenendo con i regolamenti attuativi che progressivamente applicano le linee contenute nel ddl Aprea, i Consigli d’Istituto si trasformeranno in Consigli d’Amministrazione con all’interno la presenza di privati ed aziende.
Il ddl Gelmini sull’università va esattamente nella stessa direzione dirigista: si concedono moltissimi poteri al Rettore (votato solo da una parte scelta di docenti ordinari) e al Consiglio d’Amministrazione, ridotto a soli 11 membri di cui almeno il 40% esterni all’ateneo e nominati direttamente dal Rettore, mentre si svuota completamente delle sue funzioni il Senato Accademico. Si regala in questo modo l’università ai privati e Confindustria, i quali così potranno decidere “l’indirizzo strategico” dell’ateneo senza alcun investimento di capitale privato.
Le riforme in corso sferrano inoltre un ulteriore e decisivo colpo all’idea di Diritto allo Studio. Nella scuola aumentano sempre di più i costi a carico delle famiglie: ne sono un esempio il continuo aumento del costo dei libri di testo e delle spese ordinarie di gestione delle strutture scolastiche. Con il declassamento dell’istruzione professionale e degli istituti tecnici si accentua inoltre il carattere classista e regionalizzato dell’accesso alla formazione scolastica.
Sul fronte universitario con il ddl Gelmini, in nome della meritocrazia, scompare il diritto allo studio basato sul reddito delle famiglie e diretto a consentire ai meno abbienti l’accesso ai livelli più alti dell’istruzione. Viene infatti istituito un “fondo speciale per il merito”, che erogherà borse di studio esclusivamente su criteri pseudo-meritocratici e prestiti d’onore che genereranno laureati già indebitati, effetto devastante in un sistema caratterizzato da precarietà, disoccupazione, sfruttamento ed emergenza salariale.
Per quanto riguarda la riforma dei meccanismi di reclutamento, anch’essa presente nel ddl Gelmini, viene definitivamente precarizzata la figura del ricercatore e resa ancora più incerta, ricattabile e subordinata al baronato la carriera accademica di giovani dottorandi e ricercatori.
Anche negli enti di ricerca la tendenza neoliberista, che vede nel sapere soltanto una merce, ha prodotto il mostruoso decreto legislativo di riforma, che toglie ogni possibilità di ricerca libera e di lavoro stabile nella stessa logica della riforma Gelmini di scuola e università.
Con il nostro sguardo però vorremmo andare oltre quello che succede nel mondo della formazione e guardare all’intera società. Stiamo attraversando un periodo di profonda crisi economica, politica e sociale, che manifesta i suoi devastanti effetti sull’intera collettività: assistiamo a veri e propri licenziamenti di massa, alla continua precarizzazione del lavoro, alla riduzione dei salari e alla progressiva negazione dei diritti fondamentali, alla totale assenza di ammortizzatori sociali, all’attacco al diritto di sciopero e al contratto nazionale collettivo di lavoro. Contemporaneamente nell’ultima finanziaria si prevede un consistente aumento delle spese militari. Il Governo da parte sua accentua il suo carattere autoritario, riduce gli spazi di democrazia e dissenso e inasprisce le politiche di frammentazione della parte di società più debole.
Per queste ragioni è necessario ricomporre un ampio fronte sociale, che leghi le lotte di tutto il mondo della formazione a quelle di tutti i lavoratori. Non abbiamo bisogno di lotte corporative, è necessario al contrario sviluppare piattaforme e momenti di mobilitazione comuni in grado di rafforzare l’opposizione sociale al Governo e coinvolgere l’intera società.
Da questo punto di vista vediamo nell’assemblea nazionale del 20 novembre alla Sapienza, convocata dai ricercatori precari della Sapienza e dalla FLC CGIL e aperta a tutte le componenti della scuola e dell’università, un importante momento di confronto e rilancio delle mobilitazioni.
Riteniamo fondamentale rivendicare un’istruzione pubblica, laica e democratica, di massa e di qualità. Difendere il diritto allo studio e rifiutare ogni meccanismo di selezione anche se mascherato da meritocrazia. Impedire la gerarchizzazione, l’aziendalizzazione e l’ingresso di qualsiasi privato nelle scuole e nelle università, rifiutando la logica di subordinazione dell’istruzione pubblica alle esigenze del mercato. 
Esigiamo l’immediato blocco dei licenziamenti e l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari. Vogliamo l’immediato ritiro della legge 133, della 169, del ddl Gelmini sull’università in via d’approvazione, dei regolamenti attuativi sulle scuole superiori e del ddl Aprea e una politica di ingenti finanziamenti all’istruzione pubblica. Chiediamo il ripristino dei 10 mld sottratti alla scuola e all'università.
Per realizzare questi obiettivi poniamo alla discussione dell’assemblea nazionale del 20 novembre la costruzione in tutte le città di coordinamenti di studenti, genitori e lavoratori della formazione, al fine di rafforzare l’intervento ed il radicamento nei luoghi di studio e di lavoro e di promuovere analisi, piattaforme e mobilitazioni unitarie.
Riteniamo importantissima la data di mobilitazione lanciata dai precari della scuola per l’11 dicembre, nella quale è anche stato indetto lo sciopero della scuola e dell’università da parte di alcuni sindacati. Vorremmo costruire per questa data una larga partecipazione delle lotte sociali riguardanti il mondo della formazione, con la costruzione di uno spezzone nazionale di movimento all’interno del corteo.
Per questa ragione proponiamo per la settimana che precede lo sciopero dell’11 dicembre la costruzione di assemblee e mobilitazioni cittadine/provinciali di scuole e università, nell’ottica di allargare il più possibile la partecipazione alla manifestazione nazionale.
Siamo assolutamente consapevoli inoltre che un movimento ambizioso ed ostinato nel voler perseguire una vittoria non può fermarsi con le vacanze natalizie. I mesi di gennaio e febbraio saranno i mesi decisivi in cui il Governo cercherà di approvare il ddl Gelmini in Parlamento.
Noi siamo determinati nel voler rendere quanto più possibile la vita difficile a questo Governo; per questo poniamo alla discussione dell’assemblea del 20 novembre la costruzione di una grande manifestazione nazionale, autoconvocata e costruita dal basso. Una manifestazione che non sia soltanto dell’intero mondo della formazione ma che cerchi di coinvolgere tutte le lotte presenti in questo paese. Una manifestazione in difesa dell’istruzione pubblica ma che sappia guardare oltre e parlare chiaramente dei problemi della crisi, della precarietà, del lavoro, della difesa dei diritti fondamentali.
Se Governo e padroni pensano di avere la strada spianata di fronte a loro, si sbagliano di grosso!
Mai stanchi di lottare! Mai stanchi di urlare “Noi la crisi non la paghiamo”! 


Coordinamento dei Collettivi – Sapienza
Coordinamento Precari Scuola di Roma
Coordinamento studenti e lavoratori della formazione
Coordinamento dei lavoratori, studenti e genitori delle scuole secondarie di Roma
Associazione Nazionale “Per la Scuola della Repubblica”
www.ateneinrivolta.org

Per ulteriori adesioni e contatti scrivere a: studentilavoratori@googlegroups.com oppure a ateneinrivolta@gmail.com