XVI CONGRESSO
San Benedetto del Tronto,
2008-02-09
Documento conclusivo alternativo
Documento conclusivo alternativo presentato dai sostenitori della mozione 2, "La CGIL che vogliamo", al II Congresso nazionale FLC di San Benedetto del Tronto 13-17 aprile 2010.
La scuola, l'università, la ricerca stanno subendo il più formidabile attacco dalla fondazione della Repubblica. Nessun governo aveva mai osato tanto: nella scuola in tre anni saranno soppressi, e in parte già lo sono stati, 135.000 posti di lavoro. I tagli ai finanziamenti per il funzionamento delle strutture educative, per l'edilizia scolastica, per le supplenze stanno mettendo in ginocchio l'istruzione pubblica. Dal punto di vista di chi ci governa, il mondo della conoscenza è un'azienda che non produce profitti, e in questa logica impone la più drastica delle ristrutturazioni. Ma quel che si taglia non sono solo posti di lavoro, ma un pezzo del presente e del futuro delle giovani generazioni.
La FLC è parte di una grande organizzazione confederale. Per questo considera l'offensiva contro l'istruzione pubblica un attacco diretto agli interessi dell'intera classe lavoratrice , perché ne colpisce i figli. Il governo ha dichiarato guerra al diritto delle bambine e dei bambini, delle giovani e dei giovani di questo Paese di imparare, progredire, crescere nel sapere. Aumento delle tasse, riduzioni del tempo scuola, classi sovraffollate: è un attacco, in ultima analisi, al diritto dei più piccoli ad essere felici a scuola. Gelmini, Berlusconi: siete ladri di scuola, ladri di sapere, ladri di diritti!
La FLC è però cosciente che i tagli all'istruzione non sono frutto di errori o follie o di caratteristiche personali di questo o quel governante. Sono invece la risposta consapevole dei ceti dominanti del nostro Paese, e non solo, alla crisi economica che investe il sistema capitalista. Pensano di uscirne facendone pagare una parte consistente del prezzo non agli accumulatori di profitti, ma ai lavoratori della conoscenza, non agli evasori fiscali ma ai bambini, ai giovani, ai precari. La FLC, insieme agli studenti coi quali è mobilitata in difesa dell'istruzione pubblica, afferma con determinazione: noi la vostra crisi non la paghiamo!
L'Italia ha uno dei più pesanti debiti tra i Paesi industrializzati. Questo è l'argomento principe che giustifica, nelle parole dei potenti, la soppressione del tempo pieno, l'aumento delle rette universitarie, i tagli selvaggi. La FLC ha però idee molto precise sui capitoli di spesa che si dotrebbero colpire per recuperare risorse. Quello delle grandi opere, ad esempio. Il nostro Paese non ha bisogno di TAV, di ponti sullo Stretto, di centrali nucleari: vogliamo nidi, scuole d'infanzia, laboratori, strutture funzionanti. E poi: smettiamola di finanziare portaerei e cacciabombardieri, ritiriamo unilateralmente le nostre truppe dall'Afghanistan, riduciamo le spese per la difesa: più soldi alla conoscenza, neppure un euro per la guerra!
Per la FLC non vi è alcuna differenza di valore tra lavoratori di ruolo e precari: non siamo il sindacato dei garantiti. Al contrario: la FLC è cosciente che proprio nei confronti dei lavoratori con pochi o nessun diritto è necessario uno sforzo organizzativo assolutamente prioritario. La FLC non accetta la mistificazione ministeriale che parla di "tagli", come se a questi non corrispondessero persone che perdono il lavoro e, spesso, il progetto e le speranze di una vita. La FLC sa come chiamare queste misure: licenziamenti di massa! La FLC vuole rassicurare le decine di migliaia di precari colpiti dalla scure dei decreti: noi siamo al vostro fianco e chiamiamo l'insieme dei lavoratori di ruolo alla massima solidarietà verso i propri colleghi precari. Per queste ragioni la FLC indice, nelle forme tecniche che lo renderanno possibile, due giorni di sciopero durante gli scrutini di fine anno, andando incontro alla richiesta dei coordinamenti precari.
Non sono le uniche mobilitazioni che la pesantezza dell'attacco ci obbliga a intrattenere. Incombe il cosiddetto decreto Brunetta che mira a dividere anche i lavoratori della conoscenza. La FLC si impegna a realizzare una capillare campagna di assemblee informative che coinvolga tutte le scuole e i centri universitari da svolgersi da qui al mese di giugno in modo da far partire il prossimo autunno una mobilitazione di massa che miri a contrastare l'applicazione del decreto.
La lotta in difesa del mondo della conoscenza ha bisogno di alleati, e i principali alleati della FLC in questi anni sono stati i movimenti di genitori, studenti, lavoratori. La FLC indice una grande assemblea coi movimenti e le organizzazioni in difesa dell'istruzione pubblica da svolgersi entro i prossimi due mesi che miri a raccogliere idee e proposte per preparare un inizio di anno scolastico di protesta e di lotta.
La legge 133 e il DL 150 sulla riforma del pubblico impiego e la riforma Gelmini rappresentano un attacco gravissimo all'università pubblica e alle condizioni dei lavoratori. La risposta deve essere adeguata e per questo è necessaria una radicalizzazione del conflitto con la proclamazione immediata di un pacchetto di ore di sciopero da articolarsi nelle sedi universitarie.
E' necessario costruire un unico fronte di lotta che coinvolga scuola, università e ricerca e che estenda a tutti i comparti il livello di conflittualità adeguato a contrastare l'attacco in atto. Solo un sindacato determinato a battere l'avversario può contribuire a far uscire tante lavoratrici e lavoratori dallo stato di rassegnazione in cui si trovano.
La crisi economica colpisce i redditi di tutte le lavoratrici e i lavoratori e, dunque, anche quelli della conoscenza. In questo quadro i contratti separati firmati da Cisl e Uil e, peggio, l'accordo sul modello contrattuale, costituiscono una ferita profonda inferta non solo all'unità sindacale, ma anche alle possibilità di uscire dalla crisi salvaguardando il reddito del lavoro dipendente. La FLC ribadisce la validità della scadenza contrattuale biennale e della validazione tramite referendum degli accordi sindacali, afferma che ai fini del necessario e urgente recupero salariale gli aumenti debbano essere sganciati da parametri prefissati e penalizzanti. Per conseguire questi obiettivi le elezioni delle RSU sono un appuntamento ineludibile, se vogliamo garantire questa capacità di contrattazione.
Compagne, compagni: ci siamo divisi sul bilancio dell'attività che il nostro sindacato ha svolto in questi ultimi quattro anni. Ma: qualunque cosa ci abbia diviso, essa non giustifica, oggi, che, nella massima unità, non si dia forza al piano di lotta che qui abbiamo proposto per tentare di bloccare l'offensiva in atto contro il mondo della conoscenza. Guardiamo alle urgenze dell'ora, fermiamo la Gelmini e Berlusconi, salviamo la scuola e l'università pubblica! Abbiamo l'intelligenza, la forza e il cuore per farlo.
I settori della conoscenza