NELLA FLC
Roma,
2011-01-25
FLC: È necessario un cambio di strategia
Dichiarazione programmatica sottoscritta e presentata al Comitato Direttivo Nazionale della FLC del 25-26 gennaio 2011
Il voto di Mirafiori è stato un risultato importante, che va ben al di là del suo esito numerico: non si può infatti liquidare come una sconfitta il fatto che i NO abbiano prevalso tra gli operai e siano il triplo delle forze della stessa Fiom. Questo prova indubitabilmente il successo della strategia Fiom, basata su una capacità di mobilitazione in grado di attirare a sé un consenso crescente non solo tra i metalmeccanici ma anche in settori sempre più ampi del mondo del lavoro, della cultura e della società civile.
Pensiamo che la FLC abbia commesso un grave errore a non accogliere la richiesta di adesione allo sciopero del 28 gennaio sollevata da più parti, in particolare da quei settori maggiormente impegnati nelle recenti lotte contro le riforme Gelmini e i tagli ai comparti della conoscenza. La strategia indicata dalla segreteria FLC, di graduale avvicinamento allo sciopero generale confederale attraverso gli scioperi orari di categoria, non ha dato i frutti sperati: la Segretaria Generale della CGIL continua a tacere sulla prospettiva dello sciopero generale. Chiediamo che dal Direttivo Nazionale FLC venga un esplicito sostegno a quanti nel mondo della scuola, dell’università e della ricerca hanno deciso che il 28, anche per loro, in ogni modo, è un giorno di lotta.
Sono passate la manovra correttiva di Tremonti e la legge Gelmini; il precariato si allarga e le sue condizioni vengono peggiorate dal collegato lavoro; permane il blocco dei contratti e del rinnovo delle RSU; è in arrivo l’ennesima pesante tornata di tagli agli organici: 35.000 posti di lavoro solo nella scuola. Di fronte a questa offensiva l’azione della FLC non è servita nemmeno a far da argine. Il nostro sindacato deve rivedere profondamente la propria strategia che finora non ha contemplato né le nuove forme di resistenza organizzate dalla base fondate sull’indisponibilità a prestazioni non dovute (sciopero degli scrutini, blocco delle gite, blocco della didattica…) né l’unità nello sciopero con altri settori sotto attacco, come i metalmeccanici. Domandiamo allora: cosa pensiamo di fare per fermare l’attacco forsennato alla scuola e all’università pubblica?
Noi continuiamo a suggerire alternative: assecondare e generalizzare le forme di lotta che nascono dal basso, riempire il 28 della presenza di scuola ed università, allearci nella lotta concreta con gli altri lavoratori sostenendo la richiesta dello sciopero generale, bloccare i tagli dei 35.000 posti di lavoro e l’applicazione delle riforme Gelmini con uno sciopero di categoria che vada anche al di là della singola giornata di sciopero. Se queste proposte non sono condivise dalla Segreteria e dalla maggioranza del Direttivo nazionale, questi hanno il dovere però di formularne altre: il sindacato maggioritario tra i lavoratori della conoscenza non si può permettere di non dare un seguito di lotte ad una pur giusta opera di denuncia delle malefatte governative. Occorre una decisa e intelligente azione di direzione sindacale del malcontento che cresce tra i lavoratori.
Dario Andreis, Pierpaolo Begnì, Roberto Bussetti, Stefano Cebrelli, Anna Della Ragione, Paolo Fanti, Vincenza Miccoli, Paolo Modena, Danilo Molinari, Roberta Roberti, Diana Terzi, Anna Maria Zavaglia
Allegato odg valutazione