No alla guerra
submitted by Dario Andreis — 0 comment(s)Dopo il via libera del Consiglio di Sicurezza dell’ONU in seguito alla decisone presa nel vertice di Parigi, continuano i bombardamenti delle grandi potenze sulla Libia.
La crisi delle relazioni globali – partita con lo scoppio della bolla finanziaria americana nel 2007, allargatasi poi al mondo intero e ai rapporti tra le potenze – ha messo in fibrillazione anche i Paesi più instabili, tra cui quelli del Nord Africa.
L’effetto domino – iniziato dalla Tunisia, estesosi poi all’Egitto ed infine alla Libia - ha destabilizzato un’area. La crisi ha accentuato il profondo malumore di ampi strati di giovani e di salariati che chiedevano pane, lavoro e libertà. Successivamente in Libia la tragica rivolta è passata in mano a gruppi, fazioni e tribù non ben definiti: quelli della Cirenaica e quelli della Tripolitania.
Mentre, gli ingenti interessi politici, diplomatici ed economici in gioco si sono subito evidenziati, come anche il maggiore attivismo della Francia - spalleggiata dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti - per un intervento militare atto a riportare la stabilità nell’area.
Le grandi potenze, Europa in testa – legate con mille fili agli interessi locali – ora intervengono con la forza militare per ristabilire l’equilibrio infranto dalla crisi e per tutelare i loro interessi, recitando la parte dei paladini delle indifese popolazioni libiche che dovranno subire, oltre alle atrocità degli sgherri di Gheddafi, anche le bombe democratiche e intelligenti sostenute dalla falsa ideologia dell’intervento umanitario.
Il governo italiano - dopo l’iniziale “non disturbare” – si è subito allineato alle potenze europee e, in un clima di festeggiamenti per i 150 anni, sostenuto anche dall’attuale opposizione parlamentare.
Ora siamo in guerra! Una guerra di cui non sono chiare le finalità e gli sbocchi possibili.
Il direttivo della FlC–CGIL del Trentino esprime la piena condanna all’intervento militare senza ma e senza se.
La nostra solidarietà va al popolo libico, ai giovani e ai lavoratori libici che subiscono la repressione da parte del governo libico e i bombardamenti delle grandi potenze, Italia compresa.