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Genova, 2011-03-08

L'incendio nord-africano

submitted by Stefano Cebrelli0 comment(s)
Ordine del giorno del Direttivo Nazionale Filt-CGIL del 25 febbraio 2011.

Con la drammatica evoluzione dell’incendio nordafricano e l’impennata del flusso migratorio che investirà l’Europa, e significativamente l’Italia, il nostro sindacato è chiamato ad una necessaria ed urgente riqualificazione dei suoi obiettivi.
Anche e soprattutto nell’economia globalizzata è infatti sempre più evidente che, di fronte all’antitesi irriducibile tra capitale e lavoro, o si sta da una parte o si sta dall’altra; non ci sono vie di mezzo e, se si sta dalla parte dei lavoratori, questo è il momento di dare le risposte giuste, sul piano della riflessione e dell’organizzazione, necessariamente internazionale, della lotta sindacale.
La Filt-CGIL deve, in sostanza, mettere a disposizione dei lavoratori italiani, colpiti dalla concorrenza mondiale, una strategia di lotta all’altezza dei tempi, parallelamente e coerentemente in grado di costituire anche un sicuro punto di riferimento per i lavoratori nordafricani. In questo senso, non mancano a livello internazionale esempi di lotte avanzate, utili ad indicare anche a noi la strada da percorrere nel fondamentale rispetto della stessa ragione d’esistere di un’organizzazione sindacale: impedire che la concorrenza tra capitalisti si realizzi sulla pelle dei lavoratori giocando sui salari.
Il sindacato dei ferrovieri tedeschi è riuscito ad equiparare i salari delle compagnie private a quelli delle ferrovie statali: un esempio da tenere presente in Italia, ora che FIAT-Chrysler ha imposto il suo “contratto dell’auto” e l’obiettivo di Federmeccanica sarà di rendere il contratto aziendale alternativo a quello nazionale di categoria, sicché le aziende potrebbero scegliere in futuro di adottare l’uno o l’altro.
Sappiamo che nell’attuale condizione di mercato planetario globale i supposti “diritti” dei lavoratori sono ovviamente contrattabili e, quindi, comprimibili: è una questione di rapporti di forza nel contesto della ristrutturazione produttiva del settore, imposta dalla violenta battaglia mondiale dell’automobile ma è del tutto evidente come Marchionne sia mosso da logiche globali, mentre spicca, per converso e nella stessa misura, la totale assenza di un sindacato europeo.
Il sindacato metalmeccanico statunitense userà gli 800 milioni di dollari del suo fondo di sciopero per sindacalizzare le fabbriche che Toyota, Hyundai e Volkswagen hanno impiantato nel Sud degli USA. Ciò renderebbe i metalmeccanici statunitensi in condizione di lottare per un contratto unitario di categoria come hanno fatto i ferrovieri tedeschi.
Ora, è chiaro a chiunque che un sindacato europeo potrebbe e dovrebbe difendere le condizioni salariali e normative dei lavoratori delle sue vecchie roccaforti, in Germania, in Francia, in Italia, organizzando le rivendicazioni dei lavoratori delle “delocalizzazioni interne” dell’Europa dell’Est. Potrebbe e dovrebbe, se ci fosse, perché sarebbe proprio questa la sua ragion d’essere. Ciò indica inequivocabilmente qual è la strada da percorrere, in tutte le categorie.
La tenaglia demografico-economica che strozza il Nord  dell’Africa può apparire anche solo come movimento della popolazione, ma riflette, inevitabilmente, il movimento di uomini e capitali negli spazi del mercato mondiale e delle sue aree regionali ed è in questo senso che le periferie est-europea, balcanica, mediorientale e nordafricana vanno intese, anche dal punto di vista della strategia sindacale, come parti integranti di un bacino europeo allargato. D’altra parte, la massiccia presenza di capitale europeo in queste aree è una componente fondamentale del processo sotto gli occhi di tutti.
Questo quadro è generalizzabile con poche varianti specifiche all’intera sponda meridionale del Mediterraneo con la massiccia partecipazione proletaria e giovanile a manifestazioni antigovernative e sanguinosi scontri  con polizia ed esercito, come è avvenuto in Tunisia e ben più pesantemente sta avvenendo in Libia.
Si tratta di giovani scolarizzati, aperti al mondo e spesso attratti dalle ideologie del modello europeo che li raggiunge attraverso la TV satellitare ed il respiro internazionale della rivolta nordafricana rimanda al contesto allargato della ristrutturazione europea. In sintesi, l’opzione strategica euro-mediterranea verrà certamente adottata dall’Europa.
In questo contesto va chiarito il ruolo del sindacato a partire dalla sua strategia.
Al sindacato si può e si deve chiedere di fare ciò che, lo ripetiamo, costituisce l’essenza della sua natura: generalizzare oggi a livello europeo le rivendicazioni dei lavoratori perché questa è, oggi, l’unica condizione di sopravvivenza della dignità umana del lavoro.
È essenziale, cioè, fornire ai lavoratori, a tutti i lavoratori, a quelli della vecchia Europa come a quelli del nuovo bacino europeo allargato, uno strumento sindacale all’altezza dei tempi per evitare che l’ineguale sviluppo economico dell’economia globalizzata si ripercuota esclusivamente sulla condizione operaia facendo giocare sui salari la concorrenza tra gruppi e frazioni del capitale.
Ne va, lo ripetiamo, della nostra stessa dignità: dobbiamo lavorare per una FILT europea, per una FIOM, F.P., FILCTEM, ecc. europee ed in generale per un sindacato confederale europeo che impedisca la concorrenza tra lavoratori a tutto vantaggio del capitale.
Il tempo stringe, l’Europa già recrimina sul proprio tempo perso rispetto all’Unione euro-mediterranea mentre il sindacato non si è ancora neppure concretamente mosso per darsi un abbozzo di struttura continentale.
Se pensiamo che dovremmo, già oggi, costituire un punto di riferimento per i giovani lavoratori nordafricani che stanno facendo il loro sanguinoso ingresso nella lotta per la sopravvivenza nel mercato globalizzato del lavoro salariato, mentre, in realtà, non siamo neppure in grado di rappresentare unitariamente i lavoratori di paesi di antico sviluppo economico e consolidata presenza sindacale, abbiamo una misura del nostro enorme ritardo, anche sul piano della stessa consapevolezza dei problemi che abbiamo di fronte.
Sappiamo che realizzare questo obiettivo comporta uno sforzo enorme, ma sappiamo anche che si tratta di un compito esclusivamente nostro e che non solo noi non potremo eluderlo e disattenderlo ma dovremo imparare ad avere consapevolmente l’orgoglio di realizzarlo.
Sulla base di quanto abbiamo esposto, proponiamo l’attivazione in tempi stretti di tutte le possibili istanze per discutere e formulare le iniziative da assumere nella direzione di far progredire il processo costitutivo di un sindacato confederale europeo.

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