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Milano, 2012-04-11

Boicottiamo le prove Invalsi

submitted by danilo molinari0 comment(s)
Volantino per la campagna contro le prove Invalsi della CGILchevogliamo di Milano

Per il mese di maggio il ministero ha previsto lo svolgimento delle prove Invalsi di italiano e matematica nelle classi seconde e quinte della scuola primaria, nelle classi prime della scuola secondaria di I grado e nelle classi seconde della scuola secondaria di II grado. L'area programmatica CGIL che vogliamo nella FLC ha deciso di sostenere la campagna contro queste prove e chiede a tutte le componenti del mondo della scuola, a partire dagli iscritti alla FLC, di boicottarle con ogni mezzo possibile.

 

I diversi governi italiani hanno deciso di imporre la somministrazione delle prove Invalsi per classificare le scuole in  base ai risultati e dividerle  così tra quelle di serie A e quelle di serie B.

 

Noi crediamo che le scuole debbano opporsi a tale progetto, non perché siamo contrari a che le scuole si attrezzino per valutare l'efficacia dei loro interventi educativi o che sia possibile una valutazione di sistema a campione, ma perché siamo convinti che questa misurazione a tappeto produca inevitabilmente discriminazioni sia nei confronti degli studenti che dei docenti.

 

In Italia, approfittando della crisi e accampando la scusa delle richieste europee, sia il governo Berlusconi che il governo Monti hanno deciso di smantellare un sistema scolastico giudicato oneroso perché pensato per accogliere tutti e offrire a tutti i giovani opportunità di incontro e di crescita, e sancire l'espulsione dalla scuola di proletari, sottoproletari, immigrati, diversamente abili o di relegarli in strutture poco costose, deprivate di cure e investimenti. Di questa operazione i test Invalsi sono il necessario compendio, come dimostrano le esperienze di quei paesi, specialmente anglosassoni, dove questo modello è operante da tempo.

 

Ma come possono le prove Invalsi determinare nel concreto una separazione tra scuole di serie A e scuole di serie B?

Basta vedere quello che accade nei Paesi che utilizzano da tempo rilevazioni nazionali degli apprendimenti, come le prove Invalsi, per assegnare ad ogni scuola un punteggio proporzionale ai risultati ottenuti.

Nel Regno Unito e negli USA, ad esempio, le prove hanno prodotto deformazioni di sistema pericolosissime: i genitori iscrivono i figli presso le scuole con più alto punteggio, che di conseguenza hanno un numero di aspiranti iscritti sovrabbondante. Queste scuole possono così permettersi di selezionare l’utenza in base ai precedenti risultati scolastici. Si crea così un circolo vizioso in base al quale le scuole dichiarate di serie A godono già in partenza di un vantaggio che si replica ad ogni nuova tornata di prove. Per le scuole di serie B è difficile uscire dal proprio stato perché sono “costrette” ad accogliere gli studenti con più difficoltà “scartati” dalle scuole in testa alla classifica.

 

Noi siamo convinti che una scuola pubblica non debba discriminare, ma dare spazio a tutti e non creare scuole ghetto. È vero che oggi questo in parte già avviene, ma la valutazione delle scuole attraverso le prove Invalsi darebbe rigore pseudoscientifico a questa dinamica che lo Stato, invece, dovrebbe attivamente contrastare.

 

Dalle esperienze di questi Paesi si conoscono inoltre le storture dell'uso delle prove per finalità "premiali". Come accade lì, anche qui il ministero userà i risultati INVALSI per destinare, sotto forma di “premi”, le sempre più scarse risorse che il governo vorrà investire, verso scuole che conseguono alti punteggi, e per differenziare i docenti in base al "merito", premiando con incentivi economici i migliori. Con i progetti sperimentali avviati lo scorso anno dal ministro Gelmini questo è già accaduto.

Ma poiché, come dimostrano tutte le indagini sociologiche sul tema, il successo scolastico è prioritariamente e direttamente legato al contesto familiare, sociale, ambientale e culturale in cui lo studente si forma, questo riconoscimento rischia di fondarsi su basi ingiuste e a generare discriminazioni e deformazioni nel sistema stesso. Scuole e docenti saranno indotti, per ottenere finanziamenti e premi salariali, ad un atteggiamento ostile nei confronti di tutti gli studenti in difficoltà e li renderà complici della loro rapida espulsione dalla scuola o della loro marginalizzazione.

 

Per questo crediamo che le prove INVALSI NON SIANO un innocuo o addirittura valido strumento per testare l'andamento generale del sistema scolastico allo scopo di migliorarlo, MA SIANO un grimaldello potente per completare la distruzione del sistema scolastico pubblico, fomentando ancor più la guerra tra scuola e scuola e tra docente e docente. 

Per questo, lo ribadiamo, chiediamo a tutti coloro che operano nella scuola e a tutte le componenti del mondo della scuola, di boicottare le prove Invalsi con ogni mezzo per renderne i risultati inattendibili e quindi inutilizzabili.

 

Alcuni suggerimenti pratici, che possono essere adottati a tale scopo:

 

lavoratori:

- dichiararsi indisponibili alla somministrazione, alla correzione e alla gestione amministrativa delle prove: attività ordinaria non vuol dire necessariamente obbligatoria, a maggior ragione se la contrattazione di istituto ha previsto per tali attività una retribuzione accessoria (corsi di recupero e viaggi di istruzione sono esempi di attività ordinarie non obbligatorie),

- durante la somministrazione delle prove comunicare agli studenti le risposte esatte, permettere che possano copiare oppure eseguire con loro le prove,

- durante la correzione fare in modo che per tutte le prove risulti la stessa valutazione;

 

genitori e studenti:

- rifiutare la compilazione della scheda con dati sensibili

- non andare / non mandare i figli a scuola il giorno delle prove.

 

Milano, aprile 2012

AREA PROGRAMMATICA

LA CGIL CHE VOGLIAMO NELLA FLC MILANO

 

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